“La ragazza con la macchina da scrivere” di Grant Allen.

Romanzo vittoriano inglese precursore della “nuova donna” autonoma e libera criticata all’epoca.

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Nell’Inghilterra vittoriana di fine ’800 Juliet Appleton è la figlia di un ufficiale che sarà costretta a farsi strada nel mondo dopo la morte di suo padre. Diventerà una dattilografia e stenografa, ottenendo un’occupazione in uno studio legale, qui scoprirà che non può sopportare di lavorare con dei colleghi e un datore di lavoro sgradevoli.

Avevo ventidue anni ed ero disoccupata.
Con questo non voglio dire che non avessi come occupare il tempo. Nel mondo in cui viviamo, ricoperto di margherite, martin pescatori e volti indistinti di uomini e donne, dubito che potrei mai trovarmi a corto di occupazioni. Il dorso di una rondine che volteggia sotto il sole è pieno di significato. Se vivi in campagna, non devi fare altro che infilarti un cappello e sgusciare in qualche prato e lì, in una rientranza della siepe, vedrai boccioli che si schiudono e farfalle dorate che amoreggiano, sentirai usignoli che cantano come se si rivolgessero a Keats, e ruscelletti che compongono madrigali come se gorgogliassero per Marlowe.

 

Juliet possiede alcune delle caratteristiche della famigerata “nuova donna” emancipata: ha frequentato il college femminile di Girton, fuma sigarette, si unirà a un gruppo di anarchici e indosserà un abito razionale per facilitare la guida della sua bicicletta. Dopo la morte del padre la ragazza si troverà sola senza un soldo in una piccola pensione insieme al suo cane, un incrocio fra un bull terrier e chow chow.

Imparerà a stenografare e battere a macchina dato che all’epoca il nuovo mezzo, la macchina da scrivere, era una novità insieme alla bicicletta ed anche un simbolo di emancipazione femminile creando una moltitudine di ragazze impiegate chiamate typewriter girl. Da un annuncio letto su un giornale Juliet deciderà di infoltire quella schiera di dattilografe.

Troverà una nuova opportunità in uno studio legale. Juliet, “scrutata come un cavallo in vendita”, verrà assunta e collocata in una stanza polverosa che odora di muffa, per scrivere a macchina lettere e documenti, dalla mattina alla fine del turno. Si innamorerà poi del suo datore, e lui con lei, ma le complicazioni inevitabilmente seguiranno.
Dopo quattro giorni però si licenzierà, non reggendo allo stress e ai clic, clic, clic per tutto il giorno. Qualche giorno prima aveva sentito parlare di una comunità di anarchici che avevano acquistato un terreno incolto e creare delle colture intensive: una visione celeste che l’avrebbe convinta a prendere la sua bicicletta e recarsi nelle campagne del West Sussex.
Lei inizia la narrazione meditando sulla teoria che l’Odissea, immaginando sia stata scritta da una donna, mentre L’Iliade sia prettamente maschile con battaglie e spade, anche se fosse vera mi piace crederlo, dichiarando che andrà avanti nel mondo in cerca di avventure “ne troverò di sicuro perché la fede smuove le montagne“.
Per Juliet l’esplorazione, la mobilità e l’occupazione sono elementi essenziali della sua libertà, anche se, come prevedibile, anela al romanticismo.
Osserva che il XIX secolo ha dato alle donne una fredda e cinica etichetta “femmine” cancellando così il romantico “signora”, ma in cambio ha dato a queste donne una maggiore libertà, sintetizzata dall’uso della bicicletta dando una sensazione di autonomia e indipendenza, Juliet in seguito descrive il suo amore per la bicicletta:

Una donna in bici ha davanti a sé tutte le possibilità del mondo tra cui scegliere: può andare dove vuole, senza l’intralcio degli uomini. “

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Nella comunità agricola imparerà a fare piatti vegetariani fra cotolette d’orzo con salsa di pomodoro e una sorta di spaghetti da cui riceverà il “bravissima”, elogio del napoletano Luigi, un personaggio della variegata comunità.

Questa abilità in cucina aumenterà la sua popolarità tra gli uomini del gruppo anarchico; mentre le donne non saranno dispiaciute di avere il loro compito alleggerito da un po’ di assistenza amatoriale. Il romanzo ironico comincia nel più brillante dei modi dove la sua eroina passa da uno studio legale squallido a una colonia anarchica a Horsham, insieme alle sue tribolazioni, soffrendo anche molestie sessuali in entrambi.

 

Legato sempre  alla questione della “nuova donna”, lo scritto appare a volte romantico e convenzionale con allusioni a Shakespeare, giocando sul nome Juliet quando troverà il suo Romeo con i baffi che si muovono appena pronuncia il suo nome alla comunità anarchica “il fatto che ero una Juliet alimentava la loro fantasia.

Ogni uomo si raddrizzò e accarezzò il mento con la stessa aria di un Romeo”.


L’autore

Alla fine del XIX secolo, il canadese Charles Grant Blairfindie Allen (1848 – 1899) è stato un autore prolifico di testi di divulgazione scientifica sostenitore della teoria darwiniana sull’evoluzione, così come scrittore di fantascienza.

Nel 1895, il suo libro intitolato The Woman Who Did , fece scalpore divulgando alcuni punti di vista sorprendenti, in anticipo sui tempi, su questioni matrimoniali e affini, diventando un best-seller. Il libro racconta la storia di una donna indipendente che avrà un figlio fuori dal matrimonio.
La ragazza con la macchina da scrivere (1897) è uno dei due soli romanzi che ha scritto sotto uno pseudonimo femminile Olive Pratt Rayner, forse per dare credibilità al suo narratore in prima persona di sesso femminile. Il suo uso di uno pseudonimo femminile per The Typewriter Girl era forse un’indicazione di questo desiderio per mantenere separati gli scritti scientifici dalla narrativa.

Il romanzo ritrae con ironia le tensioni tipiche della fin de siècle sulla relativa evoluzione,  la tecnologia,  e il ruolo delle donne.

Juliet è la tipica “nuova donna” eroina della società la cui giovinezza e attrazioni sessuali sono messi insieme e commentati insieme a un forte desiderio di indipendenza

Anche se il tono sbarazzino e ironico della prima persona narrativa, e la trama episodica, tendono a sminuire ogni tentativo realistico di ritrarre la reale vita di lavoro di un impiegato dell’età vittoriana, questo testo permette di vedere alcune critiche sui nuovi ruoli femminili.

Riflettendo infine che pur se la donna non è nata per essere solo una dattilografa, Juliet ribadisce comunque la sua idea alla fine del testo: “Sono ancora una ragazza con la macchina da scrivere”.

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