Grazia Deledda, Nobel dimenticato!

manfredi_Grazia deledda_2005.jpgGrazia Deledda è il simbolo della donna italiana (o meglio isolana!) di fine Ottocento. Il contesto storico – sociale in cui si formò non fu certo quello dei grandi centri di cultura e quando intraprese la carriera letteraria non erano molti in Italia, i narratori di professione, cioè gli scrittori che vedessero nella scrittura lo strumento adatto per stabilire un rapporto solido e continuativo con gran parte del pubblico.

Penultima di sei figli, Grazia Deledda nasce a Nuoro, nel cuore della Sardegna, il 27 ottobre del 1871, in una famiglia alquanto agiata. Il padre Giovanni Antonio, imprenditore dotato di buona cultura, scrive e pubblica , a proprie spese, versi in vernacolo sardo. Retto, saggio, stimato da tutti, è la figura modello di Grazia, che eredita, invece, il carattere forte, severo e schivo della madre, Francesca Cambosu, perfetta padrona di casa e buona moglie, forse non innamorata del marito (come la Deledda suppone nel suo romanzo autobiografico “Cosima”). In questo contesto Grazia vive un grande isolamento culturale, riuscendo a completare soltanto gli studi elementari, in obbedienza alle regole del tempo che vogliono i maschi dediti allo studio e le figlie femmine in attesa di un buon matrimonio.

Grazia contesta questi pregiudizi maschilisti con forza, coraggio e perseveranza, combattendo la sua eccessiva timidezza e coltivando il suo italiano per quello che avverte come un destino inequivocabile: la scrittura.Legge con passione versi, novelle e romanzi e ben presto comincia anche lei a comporre, “ costretta a scriveremo da una forza sotterranea i casi e gli affetti della sua esperienza provinciale” (dal romanzo “Cosima”). Nel 1888, a soli diciassette anni, la Deledda pubblica il suo primo scritto, intitolato “Sulla Montagna”, per il settimanale illustrato “Paradiso dei bambini” edito da Eduardo Perini a Roma. Nello stesso anno pubblica sulla rivista del Perini il racconto “Sangue sardo” e, sempre nel 1888, comincia a collaborare al periodico “L’Ultima Moda”, anch’esso dell’editore romano, con racconti più lunghi, pubblicati a puntate con lo pseudonimo Ilia di Saint-Ismael.

L’anno successivo sullo stesso periodico, appare un altro suo racconto “Cose infantili”. Si tratta di bozzetti dall’intreccio semplice, ma che già nella descrizione del paesaggio rivelano quel sentimento lirico legato alla natura che si affinerà nelle opere successive. La collaborazione a “L’Ultima Moda” si prolungherà sino al 1894 con racconti e poesie. Nel 1891 ha inizio la collaborazione a “Vita Sarda , una rivista di Cagliari, con il racconto “Vendetta d’amore”, collaborazione che, accolta con favore dal pubblico femminile, durerà sino al 1893, anno in cui la rivista cessa le pubblicazioni. (altro…)

L”amore nella poesia di Marina Ivanovna Cvetaeva

Tra le voci più belle e interessanti del Serebrjanyj Vek russo (letteralmente il «secolo d’argento», periodo all’inizio del XX secolo chiamato così per contrasto con il «secolo d’oro» di classici come Aleksandr Sergeevič Puškin o Fëdor Michajlovič Dostoevskij) vi è quella di Marina Ivanovna Cvetaeva, nata a Mosca nel 1892 e morta suicida a Elabuga nel 1941.Marina_Tsvetaeva_by_Max_Voloshin_1911_rit

La vita di Marina è una continua ricerca, attraverso la poesia, di un amore totalizzante che non riesce a trovare nella realtà. In una lettera del 1923, scrive al collega Aleksandr Bachrach: «Io devo essere amata in modo del tutto straordinario per poter amare straordinariamente». Marina ricerca quella passione nel marito Sergej Jakovlevič Efron, nella poetessa Sofija Jakovlevna Parnok – con la quale ha una relazione sentimentale fra il 1914 e il 1916 –, negli svariati amanti che incontra negli anni in cui vive in esilio per via delle sue posizioni anticomuniste. La cerca, senza trovarla mai.

La raccolta Scusate l’amore racchiude le poesie d’amore scritte da Marina fra il 1915 e il 1925, dedicate al marito, ai suoi amanti, ma anche a colleghi da lei stimati come Boris Leonidović Pasternak, Aleksandr Aleksandrović. Chi si avvicina per la prima volta alla poesia di Marina  rimane colpito dall’estrema frammentazione dei suoi versi, continuamente interrotti dall’uso dei trattini.

Il trattino rappresenta una rottura nella frase, così come tutti gli amori, perfino quelli che finiscono col deluderci, rappresentano una rottura nelle nostre vite. Comunque evolva un amore, si parla sempre di un prima e di un dopo.

 Io ci sono – Tu ci sarai

Io ci sono. Tu – ci sarai. Ci divide un abisso.

Io che bevo. Tu – che riardi. Come fare a trovarci?

Dieci anni, anzi no, centomila

ci separano. I ponti Dio non li fa.

«Sii! Ora!» è il mio comandamento. O almeno

va’ per la tua strada e lasciami crescere.

Io ci sono. Tu – ci sarai. Tra dieci inverni

tu mi dirai: «Ora ci sono!», ma io: «Era tanto tempo fa…»

(Traduzione di Marilena Rea)

Scusate l’amore è un’opera in cui chiunque sia stato innamorato non può che riconoscersi. Marina parte dai primi incontri, racconta l’estasi amorosa, ma anche la gelosia e il risentimento dopo la separazione. L’amore delude fin troppo spesso Marina, che lo dipinge come un mendicante che «se ne va con ciabatte scalcagnate, e certe volte non ha nemmeno quelle». Le sue poesie hanno il pregio di essere estremamente curate dal punto di vista formale, pur raccontando qualcosa di semplice come l’amore colto nella sua quotidianità.

Sebbene, nel corso della sua vita, la ricerca di Marina non giunga al risultato a cui lei aspirava, a distanza di cento anni ci resta fra le mani una raccolta quanto mai intensa di poesie, che andrebbero lette ad alta voce (come, in fondo, tutte le poesie degli autori più grandi) per godere non solo del senso delle parole, ma anche del loro suono.

 

L’anno che verrà…

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L’anno che verrà (e la sensazione che qualcosa di bello possa ancora inaspettatamente accadere).

“Non è meraviglioso quando pensi che ti possa accadere ancora qualcosa di bello, qualcosa che non ti aspetti?”.  Ne parlavo con una mia carissima amica. Già: “ancora”.

Che possa capitare – ancora – qualcosa di bello, qualcosa che non ti aspetti…  Forse parlavamo solo di quella sensazione – aerea, magica, ubriacante – che è quella dei vent’anni, di quando sei innamorato, di quando parti per un viaggio lontano.

Ma è proprio questo che desidero, per l’anno che verrà: la sensazione leggera, lieve, irrazionale, che qualcosa di bello possa ancora accadere, qualcosa di bello che non ti aspetti e che non riesci neppure a immaginare. Qualsiasi cosa… Non amore, non solo.

Un tocco di bacchetta magica in un mattino qualsiasi, all’angolo di una strada qualsiasi.

E mentre ci penso, mi vengono in mente altre strade; mi viene in mente chi per strada ci vive, nelle periferie crudeli delle metropoli, in un campo profughi in Siria, o le strade sconosciute delle bambine rapite in Nigeria perché andavano a scuola e mai più tornate e  le strade dove tante donne hanno subito stupri, violenze e morti.

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Anche per loro, irrazionalmente o forse razionalmente, la speranza che qualcosa di bello possa inaspettatamente accadere. Non è retorica: è solo gratitudine per tutto quello che abbiamo, nel nostro piccolo angolo di mondo. Voglia di aiutare e non dimenticare gli altri, quali che siano le loro strade. E speranza che l’anno nuovo porti leggerezza, polvere di stelle, audacia e magia.

Auguri a tutti: ci rivedremo qui nel 2018!

Natale di fiducia!

 

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La complessità del mondo disorienta e le schegge di notizie impazzite feriscono la coscienza, ma le gocce di sapienza che ciascuna e ciascuno può offrire diventano energia trasformante se sono condivise.

Il Natale, festa dell’umanità che accoglie l’inedito e si coinvolge nel “mistero”,  doni a tutti noi fiducia e impegno, perché ogni persona, ogni famiglia e ogni comunità possa far sbocciare fiori dalle spine.


Buon Natale 2017 a  coloro che mi leggono!

“Breve storia delle donne” di Jacky Fleming… i falsi pregiudizi contro le donne!

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Le donne, che guaio?: ciò che pensano gli uomini

«La “Breve storia delle donne è un libro ferocemente divertente, meravigliosamente costruito e altamente istruttivo per chiunque, uomo o donna che sia. Si tratta di un volume breve ma intenso e potente nella sua cruda realtà, così come recita il sottotitolo: Tutto ciò che abbiamo imparato sulle donne: e cioè ben poco.

Questa “Breve storia delle donne” (Corbaccio, 2016) elenca tutto quel che è scritto sulle donne nei libri scolastici, ovvero quasi nulla. E ci ricorda alcune ridicole teorie espresse da pensatori geniali, come per esempio Charles Darwin, tanto celebrato per la sua mente aperta, obiettiva e scientifica. Lo scienziato viene più volte citato come “genio” quasi a sottolineare: se lo ha detto lui che era un genio, immaginate che cosa potessero pensare i comuni mortali – maschi! Pare che Darwin fosse convinto che le donne non avrebbero mai raggiunto risultati notevoli nel campo del pensiero a causa del loro cervello di dimensioni ridotte. Preparatevi a ridere e a indignarvi e a rileggere la storia con occhi nuovi.

L’ironia sferzante dell’autrice a volte sfiora il grottesco e ci rende consapevoli di quanti soprusi e quante ingiustizie le nostre antenate debbano aver subito nel corso dei secoli. Feroce la critica al pensiero così in auge in epoca vittoriana (i disegni, infatti, richiamano soprattutto quello specifico periodo della storia) che la donna dovesse solo ed esclusivamente svolgere la sua funzione sociale: procreare. La sfera domestica era una gabbia per alcune nemmeno tanto dorata:

«Le donne che si avventuravano fuori dalla sfera domestica erano note come Donne Perdute.[…] Erano molti i modi per perdersi, fra cui: prendere posizione, avere un’opinione ed esprimerla, non restare vergine dopo aver partorito… solo le donne potevano perdersi».

Divertente e graffiante, le pagine del libro si riempiono di vignette e una scrittura “a mano semplice e diretta.

 

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Bisognose  di un padre-fratello-marito-figlio per avere un scopo nella vita. Troppo deboli per lo sport, non sufficientemente creative per le arti.

 

Breve storia delle donne

 

 

 

 

 

 

 

Dopo diverse esposizioni, sei libri e una lunga collaborazione con i quotidiani, con questo lavoro l’illustratrice inglese Jacky Fleming ha voluto lasciare  un oggetto che serva da monito contro ogni falsa credenza eretta a screditare l’identità femminile.

Breve storia delle donne

Un libro da non perdere !