Mese: novembre 2015

Per non dimenticare: il coraggio delle sorelle Mirabal

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Patria, María e Antonia sono tre sorelle molto legate tra loro. Adorano la vita ed hanno una grande forza d’animo. Un giorno stanno viaggiando su un’auto assieme ad un autista. Tornano dal penitenziario. Hanno appena fatto visita ai loro mariti, detenuti nel carcere di Puerto Plata, nella Repubblica Domenicana.

D’un tratto, un gruppo di uomini blocca l’autovettura e le costringe a scendere, vengono condotte in un posto non lontano dalla strada: una piantagione di canna da zucchero. Lì, vengono letteralmente massacrate a bastonate. Finito il lavoro, i carnefici rimettono in macchina i corpi senza vita delle tre sorelle e  spingono l’auto in un dirupo al fine di simulare un incidente.

Così muoiono Patria Mercedes, María Argentina Minerva e Antonia María Teresa, le sorelle Mirabal; le Mariposas, come le ha chiamate qualcuno…

L’omicidio risale al 25 novembre del 1960. Esattamente cinquantuno anni fa. Ed ecco perché, oggi si celebra il Giorno Internazionale della Non Violenza nei Confronti della Donna.

Una commemorazione che ha origine dal primo Incontro Internazionale Femminista celebrato in Colombia nel 1980. Fu in quell’occasione che la Repubblica Domenicana propose il 25 novembre come Giorno Internazionale della Non Violenza nei Confronti della Donna, in onore delle tre sorelle Mirabal. Diciotto anni dopo, nel 1998, l’assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò all’unanimità la commemorazione di questa data.

Ma perché furono assassinate? E soprattutto, chi erano le sorelle Mirabal?

Patria, María e Antonia erano il simbolo della libertà politica del loro Paese e lottarono contro la spietata tirannia di Rafael Leónidas Trujillo Molina.

Trujillo divenne dittatore nel 1930 truccando le elezioni e per trent’anni guidò severamente la Repubblica Domenicana.  Si fece attribuire il titolo di Benefattore della Patria e Padre della Patria nuova. Tentò di modernizzare il Paese con strade, ponti e scuole e cercò anche di lottare contro l’analfabetismo. Tuttavia, le condizioni di vita rimasero precarie. A causa anche del suo regime, estremamente tirannico e brutale.

Le sorelle Mirabal, cresciute all’ombra della dittatura, entrarono in quello che venne chiamato 14 giugno. Un movimento di resistenza, un gruppo politico democratico guidato da Manolo Travares Justo. Prima Minerva e poi María Teresa usarono come nome in codice “Mariposas”.

Anno dopo anno, il gruppo si allargò in tutto il Paese. Ma nel 1960 venne scoperto dalla polizia segreta di Trujillo. I membri furono perseguitati e messi in carcere. Molti vennero portati a La 40, un carcere di tortura e di morte. Anche le tre sorelle furono catturate. Ma poi rilasciate. Restarono in carcere, però, i loro mariti, due dei quali, Manolo (marito di Minerva) e Leandro (marito di Maria Teresa), vennero trasferiti a Puerto Plata.

Proprio su questa storia, Julia Alvarez, la nota scrittrice di origine domenicana, ha scritto un libro, un magnifico testo dal titolo “Il tempo delle farfalle. Quello della Alvarez è uno splendido romanzo che mescola elementi di fantasia a fatti reali, ripercorrendo le gesta delle tre sorelle.

 

 

 

 

Las Mariposas…

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Paola Chirico

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Sono una donna di Joumana Haddad

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Sono una donna
Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo.
Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della mia prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio
desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.
Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

Joumana Haddad

La proprietà di un essere umano è sempre una “proprietà in concessione”, se l’essere umano è poi donna… Anni di abusi di potere sul sesso ritenuto debole, più o meno palesi, hanno fatto sì che l’istinto animale di difesa e libertà, sviluppasse nelle donne una sorta di capacità di fuga, fisica e mentale, una capacità di difesa sulla distanza, distacco e sorpresa.
***
Joumana Haddad poetessa, scrittrice, giornalista libanese (Beirut, 1970), Attraverso i suoi scritti tenta di costruire un ponte fra Oriente e Occidente, la cui distanza è oggi segnata dagli scontri ideologici e politico-religiosi.
 

Adele, ci mancherai!

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Adele Cam­bria ha attra­ver­sato un pezzo della sto­ria d’Italia e della sua infor­ma­zione, ha fre­quen­tato i suoi intel­let­tuali, ha scritto da pro­ta­go­ni­sta pagine del nostro fem­mi­ni­smo.

Mi pace ricordarla solo  con una frase, quasi un ritratto: “A me non piace pia­cere a molti, ma solo ai pochi a cui piac­cio”. Pia­ceva in effetti a molti, sicu­ra­mente a molte, per quel suo sor­riso e quel suo modo irri­ve­rente di dire la verità. Ci mancherai,Adele
Paola Chirico

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