Digressioni

Anne Sexton… tra poesia e sofferenza!

Ecco un’altra delle donne che avrei voluto conoscere. La poetessa e scrittrice Anne Sexton,  nata il 9 novembre del 1928 e morta suicida il 4 ottobre del 1974.

Ero  giovane  e ne sarebbero trascorsi molti, molti altri di anni,  prima di sentir parlare della sua contemporanea Sylvia Plath, che era sua amica, e della sindrome bipolare che le aveva colpite entrambe.

Anne Sexton si sposò giovanissima con Alfred Muller Sexton, probabilmente per fuggire da un contesto familiare violento e da un percorso di studi ostico, a causa delle difficoltà di concentrazione e dei suoi primi disturbi non diagnosticati.

Anne Sexton

La poesia e la scrittura furono il suo rifugio dalla malattia e la sua fama sconfinò presto oltreoceano e la portò a vincere nel 1967 il Premio Pulitzer per la poesia. Alcune sue raccolte (Poesie su Dio e Poesie d’amore) sono pubblicate in Italia dalla casa editrice Le Lettere.

A volte mi chiedo, da lettrice, se non ci siano delle malattie particolarmente rappresentative della condizione femminile, dell’impossibilità di poter essere intera, una, senza per questo essere crocifissa dal presunto amore delle famiglie, dalla moralità del contesto sociale in cui si vive, dagli schemi ricorrenti in cui l’essere umano si muove per poter mantenere l’illusoria certezza di un senso.

Anne Sexton nei suoi versi parlò delle donne in modo esplicito, trattando temi considerati imbarazzanti e moralmente inaccettabili come l’aborto, le relazioni extra coniugali, l’autoerotismo.

Oggi storciamo il naso sentendo parlare di poesia confessionale eppure lei, come la Plath, ne furono un emblema. Non erano però i loro versi dei diari in frasi spezzate, ma la possibilità di eleggere il singolo essere umano narrante a soggetto/oggetto poetico e di esplorazione.

La vita di una donna, le sue passioni, le sue paure, la malattia, gli istinti suicidi, avevano la stessa nobiltà di temi considerati universali. Nel dolore di Anne Sexton come nel suo desiderio, nella sua impossibilità di definire la morte che desiderava, ritroviamo anche il nostro dolore e i nostri desideri.

I grandi poeti sono uno specchio per ogni lettore, ma le poetesse e le scrittrici hanno un bonus in più perché la loro voce diventa quella di tutte le donne inascoltate e messe a tacere. Dei dolori che non hanno patria e riconoscimento.

Comporta sofferenza e ammirazione rendersi conto che molte di queste donne hanno pagato con il corpo e con la vita: Alda Merini, Virginia Woolf, Sylvia Plath, Antonia Pozzi, Amelia Rosselli e, appunto Anne Sexton.

Di lei, porto con me non una lunga poesia, ma un verso, forse apparentemente semplice, che mi ha colpito non appena l’ho letto…

You said the anger would come back
just as the love did.

Hai detto che la rabbia sarebbe tornata
proprio come l’amore.

E ancora

Give me a report on the condition of my soul.

Give me a complete statement of my actions.

Hand me a jack-in-the-pulpit and let me listen in.

Put me in the stirrups and bring a tour group through.

Number my sins on the grocery list and let me buy.

Did I make you go insane?


Valuta lo stato della mia anima.

Fa’ il bilancio delle mie azioni.

Passami le campanule e lasciami ascoltare.

Mettimi le staffe e portami a fare un giro.

Scrivi sulla lista della spesa i miei peccati e comprali.

Ti ho fatto impazzire?

Paola Chirico

Che cos’è l’amore?

 

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Il 21 marzo 1931 nasceva Alda Merini, una delle penne più belle e pungenti della letteratura e della poesia italiana. Oggi, in occasione dell’anniversario di nascita, mi piace ricordarla con una delle sue più belle poesie.

 

Che cos’è l’amore?
Una cura insonne,
uno stato di grazia infinito,
un’alba senza religioni.

Alda Merini

Ti vorrei parlare…

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Ti vorrei parlare dei desideri delle fanciulle, dei loro prati, delle loro selvagge giacenze e di come toccano le corde dell’amore con mani così silenziose che neppure Amore si sveglia

Brano tratto da “L’anima innamorata” di Alda Merini

 

Antonia Pozzi, la Emily Dickinson italiana

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Il dramma umano di Antonia Pozzi ebbe come sfondo Milano, dove nacque il 13 febbraio 1912.

Figlia di Roberto, importante avvocato milanese, e della contessa Lina Cavagna Sangiuliani, nipote di Tommaso Grossi, Antonia scrive le prime poesie ancora adolescente. Studia nel liceo classico Manzoni di Milano, dove vive con il suo professor di latino e grecoAntonio Maria Cervi, una relazione che, a causa dei pesanti ostacoli frapposti dalla famiglia Pozzi, verrà interrotta da Cervi nel 1933.

Nel 1930 si iscrive alla facoltà di filologia dell’Università statale di Milano, frequentando coetanei quali Vittorio Sereni, suo amico fraterno, Enzo Paci, Remo Cantoni, e segue le lezioni del germanista Vincenzo Errante e del docente di estetica Antonio Banfi, con il quale si laurea nel 1935 discutendo una tesi su Gustave Flaubert.

Tiene un diario e scrive lettere che manifestano i suoi tanti interessi culturali, coltiva la fotografia, ama le lunghe escursioni in bicicletta, progetta un romanzo storico sulla Lombardia, studia il tedesco, il francese, l’inglese, viaggia, pur brevemente, oltre che in Italia, in Francia, Austria, Germania e Inghilterra.  (altro…)

“L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery… come l’ho letto io!

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Ecco come l’ho letto io e che cosa vi ho colto…
Sebbene il romanzo sia datato (2006)  rimane ancora molto attuale per la storia che viene raccontata e per i tanti retroscena che vi compaiono.
Renée è una portinaia. Fin qui, tutto bene. Renée si comporta esattamente come ci si aspetterebbe da una persona del suo ceto sociale, per di più sciatta, chiusa al resto del mondo, insulsa. Peccato che tutte le persone con le quali entra in contatto ignorino una sua qualità fondamentale: é un’ottima attrice.
Nel corso degli anni questa donna, in realtà estremamente colta e intelligente, è riuscita a costruire attorno a sé un’immagine, nient’altro che un personaggio stereotipato, cosicché tutti tendano a considerarla sciocca e priva di uno scopo diverso dal tenere pulito l’androne dell’elegante palazzo in cui lavora con zelo da anni.
Eccezionale, Renée, quasi machiavellica nella gestione di tutti quei particolari che assicurino la riuscita della sua messinscena, come ad esempio, acquistare cibo scadente che poi rifila al gatto, oppure lasciare la televisione della guardiola perennemente sintonizzata su trasmissioni sciocche e telenovelas.
Mi piace molto il personaggio di Renée, forse perché é in grado di dimostrare la solidità ( a volte negativa) di uno stereotipo, nonché la potenza che possono avere certe “etichette” che vengono imposte alle persone in maniera del tutto arbitraria; etichette che, a volte, sperimentiamo sulla nostra pelle, e che comunque ci ostiniamo talvolta ad appiccicare agli altri.
Non posso dire di aver amato altrettanto il personaggio di Paloma, la dodicenne figlia di un ministro francese la cui famiglia ottusa la fa sentire “fuori posto”. É una ragazzina geniale, ma non riesce a relazionarsi col mondo che la circonda, e che non soddisfa affatto le sue aspettative. Paloma decide di farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno: vuole suicidarsi e dare fuoco all’appartamento dei genitori, ovviamente la famiglia é fuori.
Forse é questo che rende questo personaggio meno affascinante di ció che potrebbe essere ai miei occhi: Paloma é impietosa nei confronti di coloro che la circondano, e non trova via migliore per cambiare il mondo se non uscire di scena “con effetto palcoscenico”.
Renée e Paloma sono molto simili, ma anche molto diverse: l’una cerca di sfruttare una situazione apparentemente sfavorevole ( l’etichetta della portinaia incolta e burbera!) in modo da ricavarne il massimo vantaggio (la libertà di comportarsi come vuole, e di coltivare le sue passioni senza rendere conto a nessuno), l’altra prende atto delle proprie insoddisfazioni (a casa e a scuola) e sceglie di non essere protagonista della propria vita, decide di “defilarsi”. Paloma è solo una ragazzina, ma vi assicuro che per come viene descritta dalla Barbery non si riesce a vederla come tale, o almeno per me!

 

Non credo affatto che l’autrice volesse dare questa impressione di lei, ovvero, l’immagine di una persona che non riesce a gestire le cose come stanno, ma questo è il messaggio che mi è arrivato. Preferisco la machiavellica messinscena di Renée: non sarà corretto vivere una vita fingendo di essere qualcosa che non si è, ma almeno questo implica il prendersi la responsabilità delle proprie azioni.

Un romanzo delicato, come dicevo, all’interno del quale le vicende dei vari abitanti del palazzo di cui Renée è la portinaia, s’incontrano e si scontrano, creando una coralità, nella quale ogni personaggio riesce a ritagliare un proprio spazio, ognuno con le proprie stranezze, con le proprie abitudini, con le proprie meschinità… insomma uno spaccato di vita quotidiana, anche se spero che la vita non sia composta esclusivamente da persone quasi incapaci di guardare al di là del proprio naso 🙂

Capita per caso che le due protagoniste si incontrino, e inizino a vedere l’una la vera anima dell’altra. Comincia ad aprirsi una piccola crepa nella facciata di Renée, e Paloma comincia a considerare uno scenario alternativo al suicidio.

Il semplice e delicato equilibrio esistente nel palazzo viene sconvolto dall’arrivo di Monsieur Ozu, un distinto signore giapponese, che suscita subito l’ammirazione di Renée, peraltro appassionata di arte giapponese, e della giovane Paloma. Ozu riuscirà a vedere molto oltre la ben costruita facciata di Renée, avviando con lei una splendida amicizia…

Un libro indubbiamente ben scritto, ma devo dire che alcuni passaggi hanno rappresentato una bella sfida! Generalmente preferisco un ritmo più serrato, stavolta ho dovuto rallentare per venire a capo dei grandi argomenti filosofici messi in atto dalla Barbery. Proprio questo ha fatto sì che, pur ritenendo “L’eleganza del riccio” un buon romanzo, non abbia potuto amarlo nel vero senso della parola.

Una lettura consigliata dunque, ma non troppo leggera. Una bella trama, personaggi ben articolati, in qualche caso eccezionali, poesia quanto basta: una ricetta senz’altro vincente.

Pensiero fuggevole… i bivi delle nostre strade!

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Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.

Susanna Tamaro

Foto Robert Doisneau

Ho Imparato…

 

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Ho imparato che la calma è molto più destabilizzante della rabbia, che un sorriso disarma molto più di un volto corrugato, ho imparato che il silenzio di fronte ad un’offesa è un grido che fa tremare la terra. Ho imparato che come un amore rifiutato non si perde ma torna intatto a colui che voleva donarlo.

Confucio