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Marguerite Guggenheim, per gli amici Peggy… la dogaressa dell’arte.

Peggy Guggenheim alla Biennale di Venezia, 1948

L’arte è una componente fondamentale per noi italiani, abituati a passeggiare nelle nostre città che sono dei veri e propri musei a cielo aperto. Forse non è vero che l’arte salverà il mondo, ma sicuramente risolleva il morale grazie alla sua bellezza e maestosità. Nel corso della storia tanti personaggi si sono innamorati del nostro Paese e hanno contribuito a renderlo la culla dell’arte non solo antica, ma anche e soprattutto moderna: tra questi Peggy Guggenheim che ha svolto un ruolo di grande prestigio.

Nata a New York nel 1898, in un finale di secolo effervescente e complesso, in un mondo che sta cambiando a velocità abbastanza sostenuta e si sta avviando all’incendio della Grande Guerra. È una nata con la camicia, si direbbe: suo nonno Solomon R. Guggenheim aveva fondato l’omonima fondazione per la creazione di musei in giro per il mondo, suo padre, Benjamin Guggenheim, si era arricchito con l’estrazione del rame, dell’argento e con l’acciaio, invece sua madre, Florette Seligman, apparteneva ad una delle più importanti famiglie di banchieri americani.

Il padre muore sul transatlantico più tristemente famoso della storia, il Titanic, in modo eroico a discapito della sua presenza, abbastanza clandestina, sulla nave, in compagnia dell’ennesima amante: dopo aver ceduto il suo posto in scialuppa a donne e bambini, ritorna a bordo e attende la fine del naufragio bevendo champagne in smoking, scena ricostruita fedelmente anche nel film Titanic di James Cameron.

Lei ha tredici anni ed è destinataria di un’eredità di 2,5 milioni di dollari. Un futuro brillante e ricco già praticamente spianato per Peggy. Ma alla ragazza non interessava la vita dorata che la sua appartenenza familiare le avrebbe garantito e compie, nel 1922, il primo atto di ribellione: sposa un artista squattrinato, un dadaista di nome Laurence Vail. È l’epoca delle avanguardie storiche e artistiche, Peggy è attratta moltissimo da questo mondo: durante gli anni del matrimonio con Vail conosce personalità come Man Ray, per cui poserà, Jean Cocteau, Kiki de Montparnasse, Ezra Pound, con cui giocava a tennis, Gertrude Stein e James Joyce, Constantin Brâncuși e Marcel Duchamp. 

Il matrimonio con Vail fallisce nel 1928 e lei si trasferisce in Europa vagando tra Londra e Parigi con i suoi due figli, Sinbad e Pegeen. Nello stesso anno conosce a Saint Tropez uno scrittore raffinato ma alcolizzato, John Holms, che diventa uno dei suoi grandi amori, morto nel 1934 a soli trentasei anni per una banale operazione al polso. Nel gennaio del 1938 è a Londra e insieme a Jean Cocteau inaugura la galleria Guggenheim Jeune: è il suo battesimo da mecenate dell’arte, la prima di una lunga serie di collezioni che la consacrano a più importante sostenitrice dell’arte contemporanea.

Nella galleria espone opere di Picasso, Jean Arp, Max Ernst, Tanguy (con il quale nel frattempo ha intrecciato una relazione), Kandinskij, Brâncuși, Braque, un tripudio di artisti di avanguardia, corrente artistica a cui l’avevano avvicinata in particolare gli amici Samuel Beckett e Marcel Duchamp. L’anno successivo Peggy decide di far diventare la galleria un vero e proprio museo, ma sopraggiunge la guerra e nel 1941 è costretta a lasciare l’Europa (anche per le sue origini ebree) e ritornare negli Stati Uniti, dove però non si arrende nemmeno di fronte alle crescenti difficoltà generali dovute allo scoppio del conflitto mondiale: nel 1942, infatti, inaugura la galleria Art of this century. Probabilmente senza il mecenatismo lungimirante e istintivo di Peggy Guggenheim, non avremmo conosciuto e apprezzato Jackson Pollock, che finanzia sopportandone i capricci e l’alcolismo e che per prima considera il più grande artista del secolo dopo Picasso