“Uccidere il drago” di Amalia Bautista.

August Macke ~ San Giorgio”.

UCCIDERE IL DRAGO 

È giunto il momento di uccidere il drago,
di porre fine per sempre al mostro
dalle mascelle terribili e dagli occhi di fuoco.
Dobbiamo uccidere questo drago e tutti gli altri
che si riproducono intorno ad esso.

Il drago della colpa e il drago del terrore,
quello del rimorso sterile, quello dell’odio,
che sempre divora la speranza,
quello della paura, quello del freddo, quello dell’angoscia.
Dobbiamo uccidere anche quello che ci tiene
schiacciati a faccia in giù per terra,
immobili, codardi, sradicati, spezzati.

Possa il sangue di tutti questi draghi
inondare ogni parte di questa casa
fino ad arrivarci alla cintola.
E quando quell’ammasso di mostri non sarà
che un mucchio di visceri e occhi
spalancati sul vuoto, finalmente potremo
salire e, appollaiati su di loro,
raggiungere le finestre, aprirle o romperle,
lasciare entrare la luce, la pioggia, il vento
e tutto ciò che era bloccato
dietro i vetri.

(da Sono assente, 2004)

È una poesia abbastanza pulp questa di Amalia Bautista, ma l’autrice spagnola rende bene l’idea della necessità di liberarci dei “mostri” interiori che ci soggiogano e ci tolgono la libertà di vivere appieno la nostra esistenza: la paura, l’odio, il senso di colpa, l’ansia e via discorrendo.

È necessario uccidere il drago, di più: dopo averlo ucciso, guardarlo in faccia e servirsene per elevarci, per aprire le finestre, lasciare entrare l’aria pura, la pioggia e il sole, la luce.

Amalia Bautista (Madrid, 1962), scrittrice e poetessa spagnola. La sua laurea in Scienze dell’Informazione le ha permesso di lavorare come attrice di doppiaggio, ma attualmente lavora come giornalista, più conosciuta per il suo lavoro poetico sviluppato in un percorso breve ma molto interessante. Con un linguaggio colloquiale esprime una profonda ansia di assoluto, intesa come amore, soprattutto su temi erotici, dove indaga la passione e l’emozione.

Parte del suo lavoro è stato tradotto in italiano, portoghese, russo e arabo.

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