Giorno: 16 novembre 2022

Mrs. Harris Goes to Paris: sognando un abito Dior dalla Gran Bretagna operaia

In uscita nelle sale il 17 novembre, distribuito da Universal Pictures Italia, un piccolo film sull’utopia del quotidiano con Lesley Manville, tra favola e dramma.

Ambientato nella Londra degli anni Cinquanta, ‘Mrs. Harris Goes to Paris’, diretto dal produttore e regista britannico Anthony Fabian, racconta il sogno della indomita Signora Harris – una governante che da anni attende invano il marito disperso nella Seconda Guerra Mondiale – quello di possedere un abito firmato Christian Dior. 

Presentato alla 17a edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public, il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo dello scrittore americano Paul Gallico (Mrs. ‘Arris Goes to Paris, del 1958), opera che ebbe grande successo e divenne il primo di quattro libri sull’amabile “Signora ‘Arris”. Durante le fasi di stesura della sceneggiatura, Fabian ha voluto che fosse chiaro il motivo per cui la signora Harris manifesta una tale ossessione per un abito d’alta moda. “Il romanzo di Gallico non approfondisce le motivazioni per cui la protagonista vuole proprio quel vestito di Dior”, ha spiegato il regista. “Le motivazioni non avrebbero dovuto essere frivole e superficiali ma qualcosa di più profondo. Ecco perché ho voluto che l’abito rappresentasse qualcosa per cui la signora Harris torna ad amare: è ciò che le scalda il cuore ibernato dalla morte del marito. In qualche modo, il vestito l’aiuta a riaprire il suo cuore permettendole di amare di nuovo”.

Protagonista del film è Ada Harris, una donna non più giovanissima che lavora a servizio in alcuni appartamenti di ricche signore londinesi, insieme all’inseparabile amica di colore Violet (la magnifica attrice inglese Ellen Thomas, originaria della Sierra leone,): generosa e sincera, ottima sarta (fa lavoretti per i vicini per arrotondare il magro stipendio), Ada attende il marito dalla fine della Guerra, anche se ormai è evidente che non tornerà. 

Grazie al suo umorismo, alla sua grande gentilezza ed apertura mentale, Mrs. Harris è molto apprezzata dalla piccola comunità in cui vive: un giorno, nel rassettare la stanza di Lady Dant (Anna Chancellor), ricca e odiosa signora che rimanda di giorno in giorno il pagamento del salario di Ada, si imbatte in uno splendido abito lilla di chiffon, con l’etichetta di Christian Dior. Da quel momento Ada risparmia faticosamente la cifra necessaria (tra corse dei cani, vittorie al Totocalcio e l’aiuto dei suoi numerosi amici) per poter andare a Parigi, al numero 30 di Avenue Montaigne e coronare il suo sogno di acquistare un abito firmato Dior. Da qui si dipana l’avventura parigina di Mrs. Harris fra favola, racconto di ‘classe’ e mutamento sociale.

Negli anni Cinquanta, infatti, Christian Dior realizzava, nel suo atelier di Parigi, abiti esclusivi confezionati a mano, a misura di clienti selezionate, ricche ed esigenti. Solo per una serie di fortunate ed alterne vicende Mrs. Harris accederà all’atelier di Dior, poiché nemmeno il denaro contante (che portava con sé nella borsa avvolto in un elastico) sarebbe stato sufficiente ad acquistare lo ‘status’ adeguato a partecipare a una sfilata. Ma proprio in quel periodo, a poco a poco, per stare al passo coi tempi ed evitare la crisi finanziaria, anche Dior iniziava ad aprirsi alla moda del prêt-à-porter, e non più esclusivamente di alta sartoria: per quanto ‘volgare’, il denaro guadagnato col lavoro dalle persone ‘normali’ aiuterà i grandi stilisti a sopravvivere e tutta l’economia a rimettersi in moto.

Mrs.Harris Goes to Paris parla di questa transizione, e dunque del divario sociale e culturale (upper-low class, Londra-Parigi, donne lavoratrici-donne consumatrici) di allora e di oggi, unendo leggerezza e profondità, sogno e realtà, come nella scena in cui la piccola Ada (abituata alle lotte delle donne inglesi) guida lo sciopero delle sarte di Dior, o quando si presenta alla Maison Dior col rotolo di contanti in mano ed incontra l’altezzosa e terribile Madame Colbert (una perfetta Isabelle Huppert), vestale delle tradizioni e dei privilegi del vecchio mondo.

Mrs. Harris dovrà dunque affrontare molte prove per ottenere ciò per cui è partita, aiutata da una modella di Dior che vorrebbe invece studiare filosofia (Alba Baptista) e dal giovane contabile che, grazie alla piccola grande donna, riuscirà ad esporre allo stilista in persona le sue idee per ripianare il disastroso bilancio dell’atelier. Ada Harris, non è una donna qualunque. Sempre gentile, ammirevolmente resiliente ed estremamente affidabile, è sicura di sé e si sforza sempre di vedere il meglio nelle persone… o almeno cerca di guardare oltre i loro difetti più evidenti.

Il film, grazie alla sagace penna di Paul Gallico, svela la vita ed i sogni della gente comune nella cornice storica della ‘ricostruzione’ post-bellica, tra le rovine ancora presenti e il desiderio di dimenticare la guerra facendone però memoria.

Una incredibile galleria di personaggi, sospesi fra tanti mondi (come il burbero Archie, un broker invaghito di Ada, interpretato dal simpatico attore Jason Isaacs), tutti in cerca di identità, come l’Europa di quegli anni, affiancano la storia di Mrs. Harris, diventando un piacevole pretesto per fotografare i desideri e le concrete possibilità di trasformazione di un’epoca e dei suoi protagonisti e ristabilendo nella giusta prospettiva, (forse proprio grazie al ciclone della guerra), ‘valori’ quali il lavoro, la speranza, la solidarietà, per guardare al futuro con gli occhi autenticamente curiosi e positivi di Mrs. Harris e rimboccarsi le maniche come lei, ad ogni caduta, per rialzarsi e ripartire.