Madres Paralelas.

Due donne, compagne di stanza, condividono i dolori e i timori per il parto imminente: una, Janis, fotografa affermata, è felice di questa gravidanza inattesa arrivata quasi fuori tempo massimo; l’altra, Ana, è un’adolescente insicura, con genitori distratti e assenti, terrorizzata all’idea di crescere un figlio. Hanno entrambe una bimba, si scambiano i numeri di telefono e promettono di risentirsi al più presto.

Nel frattempo entriamo nelle loro vite, col tran tran di neonate da accudire, balie affidabili da reperire, notti insonni e momenti di tenerezza che ripagano le neo-mamme degli affanni che devono affrontare. Madri single che se la devono cavare da sole, in tutto.

Pedro Almodóvar firma forse la sua pellicola meno almodovariana, meno grottesca ed eccentrica in cui le due figure femminili sono messe a fuoco, anzi a nudo, in senso letterale e figurato. Janis e Ana, che dopo qualche mese si ritrovano per caso in un bar di Madrid, saranno costrette a un destino parallelo anche se i rispettivi ruoli cambieranno spesso e in modo traumatico.

Accanto alle loro storie private quella della Spagna, del suo passato, mai sufficientemente indagato anzi sotterrato come le vittime del franchismo, cui solo a partire dal 2007, con il governo Zapatero, si decise di dare degna sepoltura. 

Penélope Cruz (Janis), musa indiscussa di Pedro, torna nei panni della madre dopo il bellissimo Dolor y Gloria  una madre adulta eppure fragile, tormentata dai dubbi e dai sensi di colpa; Ana, invece, dopo il parto, acquista sicurezza e il legame con la bambina è fortissimo. A interpretarla Milena Smit, giovane astro nascente, dagli occhi color smeraldo e dal fisico androgino.

Ad affiancarle l’immancabile Rossy De Palma e la quasi novantenne Julieta Serrano. Una marea di donne: mature, anziane, adolescenti e neonate a fronte di uomini scappati, morti, addirittura sconosciuti, tranne Arturo, il patologo forense amico di Janis che autorizza l’inumazione dei resti degli antifranchisti sepolti nelle fosse comuni.

Tra quei corpi violati ma mai dimenticati, anche il bisnonno di Janis, morto per la libertà. Nella scena finale in cui tutto il paese si raduna per l’evento, nei volti commossi, nelle mani allacciate delle due protagoniste, c’è il riscatto da un passato di sopraffazione e il passaggio del testimone nelle mani delle generazioni future.

La voce rauca e struggente di Janis Joplin ad accompagnare un Almodovar imperdibile.“Madres Paralelas” Premiato al Festival di Venezia, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Penelope Cruz.

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