Io e Maya Angelou: uno straordinario incontro!

Che emozione vedere la più amata poeta afroamericana del XX secolo aspettarmi sulla soglia della sua meravigliosa villa in North Carolina.
Un metro e ottanta coronato da cortissimi capelli grigi, un viso incastonato dietro piccoli occhiali da sole rettangolari e un sorriso smagliante che riuscirebbe a coinvolgere anche il più duro dei cuori.

Signora Angelou, prima di affermarsi come scrittrice, poeta e docente universitaria, ha svolto tante occupazioni differenti: cameriera, autista di tram, ballerina, prostituta, attrice, cantante, regista… Non so neanche da dove cominciare! Rifarebbe tutto da capo?
La mia vita è il risultato di cento porte chiuse dritte in faccia. Non tutte le ragazze, tantomeno quelle nere, sono così fortunate da avere una strada aperta davanti già a 18, 20 anni… Io non l’avevo e l’ho dovuta cercare da sola. Se rifarei tutto? Non lo so, l’importante è perdonarsi e non perdere tempo a rimuginare sul passato. Maya Angelou è il risultato di tutte queste esperienze, che siano state per strada, sul palco o in ufficio.

Caribbean Calypso Festival, 1957

A proposito di passato… So che la sua infanzia è stata segnata da un evento terribile.
Sì, sono stata vittima di abusi da parte del compagno di mia madre.

Non voglio assolutamente costringerla a parlarne, ma posso chiederle che impatto ha avuto sulla Maya Angelou che conosciamo oggi?
Dopo aver subito la violenza corsi a dirlo a mio fratello, che denunciò l’accaduto al resto della famiglia. Pochi giorni dopo il mio stupratore fu ucciso di botte. Io, a sapere che un uomo, anche se il peggiore degli uomini, era stato ammazzato a causa della mia denuncia, mi sono sentita morire dentro. Pensavo fosse colpa della mia voce, che la mia parola potesse ammazzare la gente.

Un peso insostenibile per una bambina di soli 8 anni.
Sì, smisi di proferire parola per 5 anni. Eppure, il volo della vita a volte compie delle strane evoluzioni e la mia ha cominciato a volteggiare verso la letteratura: il silenzio è un hummus fertile, in cui la creatività e la cultura trovano tanto spazio per germogliare.

Non credo sia un caso che la parola “silenzio” sia centrale nel titolo della sua prima opera narrativa. Sbaglio?
Certamente non sbagli: Il canto del silenzio – o Io so perché canta l’uccello in gabbia – è la prima delle mie sette autobiografie. Spero che emerga dal libro tutta la mia gratitudine alla letteratura per avermi salvata dal dolore, per avermi insegnato a gestirlo e a farne derivare del buono.

Maya Angelou e Malcolm X in Ghana

Non solo narratrice, ma anche poeta. I suoi componimenti sono stati apprezzati per metà secolo e ha avuto modo di recitare dei versi meravigliosi anche durante la cerimonia d’inaugurazione della presidenza di Bill Clinton, nel 1993. Cosa l’ha spinta a poetare?
Il mio sgomento di fronte all’ingiustizia: ho sposato da subito la lotta per i diritti civili dei grandi Malcolm X e Martin Luther King Jr. e il femminismo nero dagli anni ’70. Perché? Perché avevo imparato da piccolissima che il nostro più grande potere è la voce: è l’arma più costruttiva (o distruttiva) che ci è stata donata.

Per lei, la poesia ha un futuro in America?
Ora farò un’affermazione che farà tremare i puristi del genere. La poesia ha un futuro, ma, soprattutto, la poesia ha un presente. Questo presente è l’hip-hop.

L’hip-hop?! Io sono assolutamente d’accordo con lei ma non si sentono molte signore della sua età fan del rap!
Quando si diventa anziani spesso ci si inasprisce verso il nuovo, si fa fatica ad accogliere con entusiasmo un mondo che sembra scivolare via dalle proprie mani. Invece ascoltate bene! Succede che molti testi rap facciano l’amore con la melodia: in quel caso, cari miei, non è nient’altro che poesia.

È soddisfatta di ciò che ha scritto signora Angelou? Raramente lo si è in questo mondo.
Sono soddisfatta? Certo che sì. Mi basta? Hell, no! Sono fiera del mio lavoro, ma si può sempre migliorare e io spero di riuscire a suscitare un’emozione di verità in chi mi legge, da qualsiasi parte del mondo mi legga.

Maya, devo lasciarla, ma non voglio andar via senza chiederle un’ultima curiosità: se dovesse riassumersi in un solo verso che ha scritto, quale sceglierebbe?
“Eppure, mi rialzo”.

***

MAYA ANGELOU: nata Marguerite Annie Johnson a Saint Louis, il 4 aprile del 1928, è stata una poeta, scrittrice, docente universitaria, attrice, cantante e ballerina statunitense.
Ha pubblicato un’autobiografia in sette volumi e numerose raccolte di poesia, oltre ad aver partecipato alla produzione di molte serie televisive e film.
Per il suo impegno letterario e accademico ha ricevuto più di cinquanta lauree ad honorem.
Attraverso il suo lavoro ha sostenuto il movimento per i diritti civili di Malcolm X e di Martin Luther King Jr. negli anni Sessanta per poi aderire con entusiasmo anche al femminismo nero dei decenni successivi. Proprio in virtù del suo attivismo, ha partecipato all’Inauguration Day di Bill Clinton nel 1993 con la poesia On the Pulse of Morning e, nel 2011, è stata insignita da Obama della Medaglia Presidenziale della Libertà.
Si è spenta a Winston-Salem, nella sua casa del North Carolina, il 28 maggio 2014, all’età di 86 anni.

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