“Il matrimonio di Rosa”: quando sposarsi con sé stesse è la meta più ambita.

In quasi tutte le sale cinematografiche si proietta la divertente commedia della regista spagnola Icíar Bollaín, satira sul desidero d’indipendenza e sulle scelte delle donne.

Già nota per film ‘di genere’, intelligenti e mirati verso obiettivi di emancipazione e sensibilizzazione, che ritraggono la donna nel suo profondo e spesso negato anelito all’indipendenza, la regista, sceneggiatrice e attrice Icíar Bollaín, classe 1967, originaria di Madrid, torna a dirigere un film, ‘Il matrimonio di Rosa’ (La Boda de Rosa), dedicato a tutte le donne, alle loro fatiche quotidiane, alle mille attività di cura, agli oneri lavorativi e familiari, da cui spesso ciascuna di noi vorrebbe fuggire, senza più rendere conto a nessuno.

Se nei primi film, Hola, ¿estás sola? (1995), vincitore del premio miglior nuovo regista alla Semana Internacional de Cine de Valladolid, con Flores de otro mundo (1999), miglior film della Settimana internazionale della critica al 52º Festival di Cannes e candidato al Premio Goya, ed in particolare con Ti do i miei occhi(2003), sulla violenza di genere e domestica, vincitore di ben sette Premi Goya, (fra cui miglior film e miglior regista) i temi al femminile erano trattati con una cifra in parte drammatica, nel suo ultimo film la regista si affida sapientemente allo stile della commedia, sobria e mai eccessiva, ma brillante e realistico, per proporre situazioni e sentimenti contrastanti, portando la spettatrice ad un’inevitabile identificazione con la protagonista. 

Rosa infatti ha un lavoro estenuante – cuce i costumi in produzioni con moltissime comparse – ha un fratello ingombrante, un padre troppo presente, una sorella piuttosto sfuggente, un fidanzato che riesce a vedere a stento e una figlia che si è appena separata con due gemelli. Abituata ad anteporre i bisogni degli altri ai suoi, Rosa sta per compiere 45 anni e la sua vita non solo è fuori controllo, ma è molto lontana dall’essere qualcosa che può definirsi “sua”. Decide così di dare uno scossone alla propria vita e afferrarne le redini, o almeno tentare di farlo. 

Il sogno di Rosa è infatti quello di riaprire la vecchia sartoria della madre, in un paesino vicino al mare, ma prima vuole organizzare un matrimonio molto speciale: un matrimonio con sé stessa. Senza rivelare a nessuno le proprie intenzioni Rosa convoca i fratelli e la figlia a Benicasim, il paese di origine della madre, come testimoni del suo “matrimonio”. Ma presto scoprirà che i fratelli e la figlia hanno altri piani e che i suoi si scontrano con gli interessi di tutta la famiglia, così che cambiare la propria vita non sarà facile impresa.

“ Racconta Icíar Bollaín di essersi imbattuta nel ‘solo wedding’ leggendo un articolo di giornale poco più di due anni fa: un giornalista britannico raccontava di un’agenzia a Tokyo dove le donne possono realizzare il sogno di sposarsi ed essere “principesse per un giorno” nel loro abito da sposa, con auto da matrimonio e album fotografico inclusi, senza bisogno dello sposo. Ma il matrimonio in solitaria in Giappone ha più a che fare con l’estetica e l’idea che non avere uno sposo non ti impedisce di diventare una principessa per un giorno e fare delle belle foto, una tradizione molto importante per le donne giapponesi.

Presto ho scoperto che il matrimonio in solitaria è un fenomeno internazionale: le donne di tutto il pianeta, Spagna compresa, da sole o in compagnia di familiari e invitati, hanno iniziato a sentire il bisogno di “impegnarsi” per sé stesse: prendersi cura di sé, rispettarsi e, insomma, amarsi, in una cerimonia che prende in prestito tutti gli elementi del matrimonio convenzionale come le promesse, l’abito, l’anello e persino la luna di miele… tranne un piccolo dettaglio: lo sposo”.

Emblematica la prima scena del film in cui Rosa partecipa ad una gara di corsa e tutti i suoi conoscenti e familiari la incitano a correre per arrivare prima: lei li guarda smarrita e, arrivata al traguardo, non si ferma, continua a correre per le campagne e oltre, fino al mare. In quel momento Rosa si sveglia, rendendosi conto che era tutto un sogno ma non certo casuale, rispecchiando invece la sua situazione, braccata da impegni e persone che cercano il suo appoggio in ogni incombenza quotidiana.

Ci sono molte Rosa tra noi, nella nostra routine quotidiana e ognuna di noi ha dentro una parte di Rosa. Conoscere ciò che vogliamo veramente e non rinunciarci mai, è uno dei compiti più difficili che tutti affrontiamo nella nostra vita, e che spesso non riusciamo a realizzare.

Ma Rosa si impegna a lottare per questo e raggiungere un punto di vista comune tra i sogni di Rosa e il resto della famiglia diventerà una grande sfida, anche quando si tratta di organizzare il proprio matrimonio. Credo che ‘Il matrimonio di Rosa’ sia una storia di persone vere, che rappresenta le relazioni tra di loro e con ciò che le circonda, cercando di dare voce ai pensieri interiori sulle cose della vita di tutti i giorni, che riguardano tutti noi, con umorismo ed emotività.

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