Marguerite Guggenheim, per gli amici Peggy… la dogaressa dell’arte.

Peggy Guggenheim con Arco di petali di Alexander Calder. Biennale di Venezia, 1948

Intanto ha sposato Max Ernst, da lei amatissimo ma non ricambiata. Grazie alle sue collezioni avviene l’incontro tra gli artisti d’oltreoceano e quelli delle avanguardie europee: gli uni hanno la possibilità di conoscere gli altri, il collante è Peggy e il suo incessante entusiasmo per l’arte e la sua diffusione.

Nel 1943 divorzia anche da Ernst: Peggy soffre molto, è il secondo matrimonio a naufragare, nonostante il suo totale trasporto nell’amare senza riserve gli uomini che ha avuto. L’arte rappresenta per lei un’

Nel 1943 divorzia anche da Ernst: Peggy soffre molto, è il secondo matrimonio a naufragare, nonostante il suo totale trasporto nell’amare senza riserve gli uomini che ha avuto. L’arte rappresenta per lei un’àncora di salvezza, la via per non soccombere alle tristezze, i dolori e le delusioni della vita, che non l’hanno risparmiata sin da ragazzina: la morte del padre, delle sorelle, di Vail, i divorzi, gli amori non ricambiati, non si è fatta mancare nulla, Peggy Guggenheim.

di salvezza, la via per non soccombere alle tristezze, i dolori e le delusioni della vita, che non l’hanno risparmiata sin da ragazzina: la morte del padre, delle sorelle, di Vail, i divorzi, gli amori non ricambiati, non si è fatta mancare nulla, Peggy Guggenheim.

Comincia, dunque, dopo l’America un altro capitolo importante della sua avventurosa vita: il ritorno in Europa nel 1947. Con l’audacia, l’intraprendenza e la sua fede totale nell’arte della contemporaneità, Peggy sceglie di stabilirsi in un luogo che la rapirà e stregherà letteralmente: Venezia, la città in queste ultime settimane ferita dalle inondazioni che hanno messo a durissima prova i suoi abitanti e il suo straordinario e ricchissimo patrimonio artistico. Di essa ha una stima e un apprezzamento tali da affermare: «Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro». Nel 1948 acquista Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande, uno scenario mozzafiato dove trasferisce la sua enorme collezione, consistente in più di trecento opere d’arte, che espone lo stesso anno alla Biennale. 

A partire dal 1949 Palazzo Venier apre al pubblico come vero e proprio museo, “Collezione Peggy Guggenheim”: è il sogno di una vita, realizzato grazie alla caparbietà e grande intraprendenza di questa donna anticonformista e per nulla allineata alle regole, che negli anni della sua esistenza volevano le donne sottomesse, nell’ombra, succube del maschilismo della Storia, anche, forse soprattutto, nelle arti.
Nonostante l’eccezionale e improvvisa ondata di acqua alta che nel 1966 allaga completamente Palazzo Venier, le opere della collezione restano illese perché pochi giorni prima erano state imballate per essere trasportate a Stoccolma per un’esposizione.

FOTO 2.Peggy Guggenheim nel giardino di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, anni ’50
Peggy Guggenheim nel giardino di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, anni ’50

Fondamentale è stato il contributo della signora assoluta dell’arte contemporanea all’emancipazione artistica e affermazione delle donne e durante una conversazione con Marcel Duchamp, Peggy manifestò all’amico la sua opposizione alla tendenza surrealista di vedere la donna come pura e semplice musa e/o modella. In tutta risposta, Duchamp propose a Peggy di dedicare una mostra interamente a donne artiste e nel 1943 nacque la mostra “Exhibition by 31 Women”. Credo si possa dire che Peggy cercasse di riappropriarsi di un’identità femminile da tempo negata, di dare alle donne un ruolo nuovo. Libera da qualunque ottuso moralismo, tentò di riscattare la donna dalla castrazione a cui era soggetta da secoli, sia supportando la creatività di tante donne che esprimendo la propria libertà e vitalità nei suoi rapporti umani.

Negli Anni ’40 a New York nel mondo dell’arte la donna era concepita meramente come amante o modella, mai come artista. Il pensiero dominante era che le donne potessero tutt’al più avere delle intuizioni in tema di decorazione. E Guggenheim, attraverso “31 Women” volle testimoniare che la creatività delle donne non era affatto da circoscrivere a tale ambito. Nel contesto di una scena artistica in cui regnava un Espressionismo astratto esclusivamente maschile, che annullava rigidamente l’identità femminile, “31 Women” creò le condizioni per un’inversione di rotta.


La mostra (Exhibition by 31 Women), ospitata dal 5 gennaio al 6 febbraio 1943 nella galleria newyorkese Art of This Century, fu dedicata a 31 donne artiste, tra cui Frida Kahlo, Meret Oppenheim, Dorothea Tanning e Virginia Admiral, madre di Robert De Niro.
Dal 21 settembre 2019 al 27 gennaio 2020, per celebrare il periodo veneziano e i quarant’anni dalla scomparsa, venne allestita un’esposizione dal titolo “Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa”, incentrata sulle tappe e sugli eventi che hanno segnato i trent’anni trascorsi in laguna da Peggy, dal 1948 al 1979, anni cruciali per la storia dell’arte del XX secolo. Sono esposte una sessantina di opere della sua collezione, in particolare artisti e artiste da lei scoperti e patrocinati, come Grace Hartigan, espressionista americana del gruppo di Pollock, Kenzo Okada, un artista giapponese americano mai esposto, le opere di Manfredo Massironi e Martha Boto, Marina Apollonio e Alberto Biasi, i veneziani Vedova, Bacci e Tancredi e tanti/e altri.

2 pensieri su “Marguerite Guggenheim, per gli amici Peggy… la dogaressa dell’arte.

  1. Una donna molto sensibile che ha raccolto una collezione eccellente e ha salvato tante opere per la nostra memoria umana 🙂

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