L’arpa, icona dell’esecuzione femminile nei secoli.

Henriette Renié

L’arpa, strumento straordinariamente comunicativo ed evocativo, crea un’alchimia tra musica e sentimento ed è un sublime veicolo di emozioni. Essa racconta sia il lirico e limpido fluire dell’acqua, sia una preghiera recitata in silenzio (vedi Contemplation di Henriette Renié). Ora ricama una tessitura intensamente poetica, come nella Sérénade di Parish Alvars, ora fa rivivere una vasta gamma di stati d’animo in un pezzo sia pur breve come la Chanson dans la nuit (Song in the night) di Salzedo.

Kay Mc Carthy all’arpa

C’è poi un Paese come l’Irlanda, dove l’arpa è una vera e propria istituzione, compare sulle monete e sulla bandiera presidenziale.

Arpa celtica

E all’arpa celtica con le sue sonorità appassionate e nostalgiche danno lustro e prestigio con la loro ricca vena creativa musiciste del calibro di Máire Ní Chathasaigh, Kay Mc Carthy, Shannaz Mosam, solo per citare alcuni nomi perché la lista sarebbe interminabile.

All’arpa ci si rivolge come a una creatura che con la bacchetta magica delle sue corde suscita indescrivibili vibrazioni interiori. «Svégliati, mio cuore, svegliatevi, arpa e cetra, voglio svegliare l’aurora», inneggia l’anonimo autore biblico del Salmo 56. Gli fa eco, a distanza di molti secoli, il verdiano Nabucco: «Arpa d’or dei fatidici vati / perché muta dal salice pendi? / Le memorie nel petto raccendi, / ci favella del tempo che fu!».

E ancora il poeta irlandese del secolo XIX Thomas Moore:

«Canta, dolce Arpa, oh cantami
qualche canzone dei tempi antichi…
Canta, triste Arpa, canta per me…
Invano, triste Arpa, l’aria di mezzanotte
tra le tue corde sospira;
invano cerca un’eco
di voci ormai lontane…»

Qual è il presente e soprattutto il futuro dell’arpa? La risposta più evidente ce la dà il grande Federico Fellini nel suo film del 1979 Prova d’orchestra. È emblematica la scena in cui un’enorme palla d’acciaio demolisce un muro della sala investendo l’arpa e colei che la suona.

A un giornalista che gli chiedeva: «Maestro, perché l’arpista è la vittima della palla d’acciaio che si abbatte sulla sala? Perché è proprio lei a essere colpita? Bisogna vederci un significato particolare?», Fellini rispose: «È il sacrificio dello spirito. È l’armonia distrutta dalla barbarie del XX secolo».

Il Novecento, in parte, ha mandato in frantumi quella campana di vetro che custodiva l’arpa fin dalla notte dei tempi, ma nessuna rivoluzione tecnologica o di pensiero potrà mai strappare allo strumento quel suo inconfondibile alone magico, incantato, fiabesco.

La prodigiosa Henriette Renié era solita chiedere a ogni allievo: «Est-ce-que vous aimez la harpe?». Finché ci saranno persone davvero innamorate dell’arpa, essa resterà eternamente giovane e conserverà intatto il suo fascino.

Secondo un’antica leggenda celtica Canoclacj Mhor, giovane dea, respinta dall’uomo che amava, disperata si addormentò in riva al mare. Quando si svegliò, vide una carcassa di balena abbandonata dalla marea. Le ossa della balena emanavano un suono così dolce e ammaliante che la dea disse loro: «Mia buona balena, tu non sei morta invano. Io forgerò da te uno strumento che darà gloria alle tue ossa e che conforterà gli uomini nel loro cammino verso la felicità».

La dea modellò la mascella, tese nervi e tendini in modo che ogni corda emettesse un suono diverso. Al mattino quell’arpa iniziò a suonare. La dea la chiamò Clarsach, che vuol dire “voce cristallina del cuore”.

È quella voce che un’infinità di donne da un capo all’altro del mondo fa rivivere con un viscerale amore per l’arpa.

Per finire, ascoltiamo un brano per arpa sola intitolato La fontana, suonato dalla giovanissima arpista russa Alisa Sadikovahttps://www.youtube.com/watch?v=S1-LCnGojnw.

Fonti, risorse bibliografiche.

Mirella Vita, L’arpa: profilo storico e repertorio, Pizzicato, Udine 2001 

Mirella Vita, L’arpa, profilo storico (1991) 

Mirella Vita, Piccolo dizionario dell’arpa (1995)

Revisioni ed edizioni di musiche originali per arpa di C.Ph.Em. Bach, T.O’Carolan, M. Clementi, G. Donizetti, F.J. Dizi. F. Mendelssohn, F. Pollini, A. Rolla, L. Rossi, G. Rossini

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