Una tennista fuori dagli schemi, Marina Navratilova.

During the BNP Paribas WTA Finals at Singapore Sports Hub on October 30, 2015 in Singapore.

Ancor più straordinaria la sua battaglia come pioniera, per la parità dei diritti in ogni campo, compresa l’omosessualità. Martina non ha esitato a dichiarare la sua, una delle prime nell’ambiente sportivoE ha combattuto e continua a combattere per numerosi altri diritti, che muovono l’opinione pubblica oggi. Per esempio è stata la prima a lamentarsi pubblicamente del fatto che i suoi colleghi campioni, come John McEnroe, guadagnassero compensi annuali di gran lunga più alti dei suoi, e ha lottato affinché le donne e tutti ne prendessero consapevolezza. È questa una ingiustizia ancora attuale: una recente indagine ha evidenziato che in Inghilterra la busta paga per i dipendenti uomini è più pesante rispetto alle colleghe in diciassette diversi settori, e nove donne su dieci lavorano in imprese che pagano i loro colleghi più di loro. 

La determinazione a portare avanti un obiettivo, la sua caparbietà nel raggiungere risultati per altri impossibili, non l’ha mai abbandonata. Quando lottava per i diritti dei gay, non ebbe paura ad attaccare il Comitato olimpico nei giochi invernali del 2013 per aver sorvolato sul fatto che la Russia aveva emanato una legge sulla propaganda antigay. Dichiarò con franchezza che la Russia non era un paese adatto alla tutela dei diritti di uguaglianza stabiliti nella Carta olimpica. 

La sua vita sentimentale è stata caratterizzata da arresti e fughe in avanti. Sono note nel mondo le sue avventure e sventure, unioni e divorzi, come nel caso della sua unione con Toni Layton (finita scandalosamente con una feroce battaglia per la separazione dei beni), o con la scrittrice messicana Judi Nelson, per approdare con Julia Lemigova ad un vero matrimonio celebrato con una cerimonia intima e romantica, a New York, dopo che Martina aveva chiesto la sua mano pubblicamente nel clamore di uno stadio.

In molti sport, si sa, l’omosessualità è ancora un tabù, ma il tennis ha potuto contare sul coraggio di campionesse di calibro che vanno dalla pioniera Billie Jean King, negli anni Sessanta-Settanta, (cui è stato dedicato nel 2017 il film La battaglia dei sessi) fino a Martina e ad altre giocatrici che si sono apertamente dichiarate. Hanno lanciato vari segnali, con la speranza che qualcosa cambi anche nel tennis maschile, per (de)costruire stereotipi ed estirpare odi e pregiudizi: nei campi da tennis, negli stadi, dovunque, nello sport come nella vita di tutti i giorni

Martina Navratilova è stata per anni presidente dell’Associazione Glta (poi destituita per divergenze sui transgender), che è nata con lo scopo di proteggere i propri membri dalle discriminazioni e dalla violenza e che lotta affinché la diversità si riconosca come un fatto antropologico, impossibile da cancellare. Purtroppo ci sono ancora Paesi che puniscono l’omosessualità.  Sono tristemente noti gli stupri collettivi o familiari in alcune località del Sudafrica e del Perù, dove, secondo un pensiero barbaro maschilista e omofobo, lo stupro sarebbe un mezzo per far guarire le donne lesbiche dalla loro “malattia”. Cose aberranti che ci auguriamo si possano demolire presto anche attraverso lo sport, veicolo potente di fratellanza, rispetto e accettazione delle diversità.

Dal 1968 a oggi, non c’è una giocatrice che ha dominato la storia del tennis più di lei. Una donna eclettica, che oggi è: scrittrice (il suo libro Shape Your Self è una guida per il fitness personale e una vita sana), è ambasciatrice della Wta, è una commentatrice per il pubblico della Bbc a Wimbledon, è anche allenatrice e promuove instancabilmente in giro per il mondo tutte le questioni che le stanno a cuore.  Continua a dire: «Amo le sfide e mi batto per i diritti dei gay, per il riconoscimento del matrimonio omosessuale, per i diritti dei bambini poveri e degli animali, e non sono disposta a rinunciare». 

Neanche noi, ad ammirarla e rispettarla.

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