Il potere seducente di Alma Mahler.

Alma, forse per amore, forse per ingenuità, accettò tutte le condizioni, lusingata di divenire la Musa ispiratrice del grande genio.

Si sposarono e rimasero insieme fino alla morte di lui, avvenuta circa dieci anni più tardi. Come promesso, Alma abbandonò la sua musica per dedicarsi anima e corpo a quella del marito, per trascriverne le composizioni in bella copia, sostenendolo e incoraggiandolo a comporre, programmandogli la quotidianità perché nulla lo disturbasse o lo infastidisse mentre era al lavoro. Alma si donava interamente a Gustav, mentre Gustav si donava interamente alla sua ossessione. “A volte odio la mia musica (…) Perché mi tiene lontano da te. Ma non posso fare diversamente. Lei è semplicemente più forte di me”.

Lui, infatti, le dedicava poco tempo e non era un amante molto passionale. Inoltre sembra che fosse irascibile, narcisista, egocentrico e spesso intrattabile. E tutto questo, a lungo andare iniziò a creare delle crepe nel loro amore. Passavano gli anni, e nonostante le trasferte in America e i riconoscimenti internazionali di Mahler, Alma, sempre più malinconica e insofferente, si ammalò di “nervi”.

L’estate del 1910, che trascorse a Tobelbad, nei pressi di Graz per una cura olistica, segnò il suo ritorno alla vita. Conobbe il giovane e passionale architetto Walter Gropius, tra i futuri fondatori del Bauhaus, con il quale, durante le lunghe passeggiate sui monti, si sentì travolgere da una ondata di energia pura, dalla voglia di vivere, dal desiderio di sentirsi amata. Non aveva mai ceduto a flirt durante il matrimonio (secondo i suoi diari), ma con Gropius venne tutto naturale: i discorsi, le carezze, il sesso. Finalmente si sentiva amata, perché Gropius era pazzo di lei.

L’incontro con Gropius le fornì l’occasione per evadere dalla cupa monotonia del suo matrimonio e di sentirsi follemente desiderata e amata. Per lei fu una vera e propria rinascita, in cui potè esprimere la parte più viva e repressa di se stessa. Ma alla fine scelse di restare con Mahler.

Questo tipo di comportamento si riscontra in altre donne sposate ad un marito famoso e che tengono molto all’onorabilità sociale. Un amore divistico, in cui domina la componente convenzionale. E anche se incappano in un vero innamoramento, non hanno il coraggio di viverlo fino in fondo. Preferiscono portare avanti la relazione da amante, in modo discreto e riservato.

Su di lei un libro che invito a leggere, a metà  tra autobiografia e affresco culturale, raccoglie i ricordi di vita, le passioni, le ragioni, i tumulti di un’esistenza che ha intrecciato il suo destino a quello dell’arte del primo Novecento europeo, la testimonianza in prima persona della più bella e indomita ragazza di Vienna. Un documento eccezionale sulla Mitteleuropa, ma anche sul sacrificio che in una società  maschilista relegava persino le donne più creative e colte nel ruolo di comprimarie: ispiratrici, modelle, copiste di amanti e mariti geniali. Se ci fu un’imperatrice assoluta, in quella Vienna fin-de-siècle che divenne incubatrice del modernismo e rivoluzionò la cultura europea, fu certamente Alma Mahler. 

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