Teresa Sarti Strada e la sua Emergency

Un’idea che si concretizza a Kartum, nei cui ospedali vengono garantite cure gratuite per donne e bambini, in Africa come in Afghanistan, e in altri sedici paesi. Garantire i diritti praticandoli, questo il modo di fare politica di Emergency che dal 1994 a oggi ha curato dieci milioni di persone. Numeri che per il peso specifico dell’opera che portano in sé, schiacciano quelli ancora più esorbitanti che si spendono – che anche l’Italia spende – per l’acquisto delle vili armi. Chi conosceva in prima persona Teresa Sarti ricorda le sue parole «La guerra è scandalo, e dunque intollerabile. Ogni vittima ci riguarda, tutti, sempre», parole che fanno eco alla penna di Elsa Morante che nel suo capolavoro denunciava la Storia, con la esse maiuscola, quella dei vincitori e degli oppressori a discapito dei più deboli, «Uno scandalo che dura da diecimila anni». 

Di fronte alla «banalità del male», del massacro e dell’orrore della guerra, la presidente di Emergency non ha mai rinunciato alla sua fiducia nell’altro e nell’altro da sé, nella possibilità di un mondo migliore: «Emergency esiste perché tantissime persone non si girano dall’altra parte di fronte a chi soffre». Se moltissime persone oggi non sono indifferenti alla barbarie, se non diventiamo insensibili all’orrore è anche grazie alla sua umanità. Teresa muore di cancro nella sua casa di Milano il primo settembre 2009: oggi è celebrata tra le tredici donne che hanno fatto l’Italia, cittadina onoraria di Pontedera e insignita del premio Art. 3 «Per il suo impegno quotidiano volto a sollevare dal dolore le vittime della guerra e i meno fortunati». 

Eppure Gino Strada la ricorda come una donna, alla quale non piacevano gli onori. E se grazie non possiamo più dirglielo in presenza, possiamo esserle grate e grati per quello che Emergency fa oggi – curare una persona ogni due minuti –, per quello che farà domani, e magari per quello che faremo noi stessi, forti del suo esempio. «Se ciascuno di noi facesse il suo pezzettino» diceva sempre «ci troveremmo in un mondo più bello senza neanche accorgercene».

Del resto, come scriveva oltre un secolo prima Emily Dickinson, «La competenza dei salvati / dovrebbe essere l’arte – di salvare».

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