Mary Shelley, colei che scrisse Frankenstein

Nel 1816, la coppia, il figlio e Claire Clairmont decidono di recarsi a Ginevra per trascorrere l’estate con Lord Byron, da cui Claire aspetta un figlio. Oltre a Byron, anche il Dr. John William Polidori si reca in vacanza con loro a Villa Diodati. Lì si dedicano alla lettura, alla scrittura e a discussioni sugli esperimenti scientifici dell’epoca, in particolare quelli progettati per determinare se qualcuno sia davvero morto o no.

Il 1816 passa alla storia come “l’anno senza estate”, perché un’eruzione vulcanica in Indonesia alla fine del 1815 causa una nuvola di polvere e cenere così estesa da raggiungere l’emisfero settentrionale. I cieli nuvolosi e le tempeste sono fenomeni costanti. In una di queste notti, il gruppo di Mary decide di fare un gioco per passare il tempo: ognuno di loro avrebbe scritto una storia soprannaturale da condividere con gli altri, ed è così che nasce la storia di Frankenstein. Quella stessa estate, Polidori scrive la storia The Vampire, che avrebbe portato all’archetipo del vampiro romantico.

Mary inizia a scrivere il libro a soli 18 anni e viene pubblicata anonimamente a Londra quando ha 20 anni. Sebbene Mary si sia formata grazie alla biblioteca di suo padre, quando alla fine il suo nome viene collegato al libro, in molti non credono che l’abbia potuto scrivere lei, perché non aveva un’istruzione superiore formale.

Si è parlato molto di ciò che il mostro di Frankenstein rappresenta davvero: da una metafora della maternità alle conseguenze del “giocare a fare Dio”. L’anno in cui Mary scrive la maggior parte del libro, la sua sorellastra Fanny e la moglie di Percy, Harriet, si suicidano entrambe; Mary si sposa prima che Percy diventi in gran parte assente, e rimane incinta per la terza volta. In un articoloper The Guardian, la scrittrice Fiona Sampson lo nota e dice:

Non sorprende che il romanzo sia così pieno di intuizione e comprensione umana: ansie materne sulla creazione di un essere umano perfetto; paure della bruttezza, della mancanza di amore e del rifiuto; un’analisi di cosa significhi essere indifferenti e soli nel mondo.

Frankenstein è stato anche visto come un’allegoria di quanto lontano la scienza possa andare se non si stabiliscono dei limiti, dal momento che Mary era informata su esperimenti scientifici e dibattiti che venivano condotti in materia di rianimazione dopo una morte apparente.

Quando ha 24 anni, Mary resta tragicamente vedova dopo che Percy annega durante una traversata in mare. L’evento la lascia in difficoltà finanziarie e deve lottare per provvedere a suo figlio. Torna a Londra, ma viene ostracizzata da coloro che non approvavano il suo rapporto con Percy. Tuttavia, continua a scrivere libri – la maggior parte dei quali vengono pubblicati in forma anonima -, attività che le permette di guadagnarsi da vivere. Come scrive Fiona Sampson:

È difficile immaginare che un autore maschio, il quale avesse riscosso un simile successo di pubblico e critica, potesse venir costantemente respinto. Ma Mary ha avuto la sfortuna di non aver iniziato la sua vita da scrittrice con uno pseudonimo maschile. Nei circoli letterari, a causa della sua relazione con Percy, non ha mai goduto delle libertà delle sue contemporanee leggermente più giovani, le Brontës e George Eliot. Dopo Frankenstein, non è stata considerata solo come una scrittrice, ma giudicata sempre come donna.

Nonostante la mancanza di un’educazione formale e i giudizi che ha dovuto affrontare per le sue scelte di vita, il libro di Mary Shelley ha trasceso il tempo e ispirato innumerevoli altri creativi. Nonostante non abbia ottenuto il credito che meritava in vita, Mary Shelley passerà alla storia come la scrittrice pioniera che ha creato una delle storie dell’orrore più famose e che ha vissuto la sua vita sfidando le convenzioni della società.

Fonte: The Guardian, Enciclopedia delle donne, The womens

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