Io sono Ilaria e sono morta il 20 Marzo 1994…

Mi piace raccontare di Ilaria, della morte, della storia giudiziaria, del nulla di fatto, di questa giustizia che spesso è ingiustizia quando ci sono di mezzo i “segreti di Stato”. Quale Stato? non il nostro, non quello in cui vogliamo porre la nostra fiducia. 

 

25 anni fa, il 20 marzo 1994, veniva assassinata a Mogadiscio la giornalista Ilaria Alpi, assieme al suo operatore Miran Hrovatin. Erano in missione in Somalia e indagavano su un traffico internazionale d’armi e rifiuti tossici.

Le responsabilità di quel brutale assassinio non sono mai state chiarite, ma una verità è stata definita dalla magistratura: il fatto che ci sia stato un depistaggio e la creazione di una “verità ufficiale”.

Quella “verità ufficiale” alla quale i genitori di Ilaria non si sono mai rassegnati, chiedendo costantemente di ottenere la verità sui mandanti.

Quella “verità ufficiale” sulla base della quale il cittadino somalo Hashi Omar Hassan ha trascorso in carcere 17 anni, innocente, condannato sulla base di una testimonianza infondata di un connazionale che, rintracciato dopo 17 anni dalla trasmissione “Chi l’ha visto”, ha ammesso di essere stato pagato per accusarlo in maniera del tutto infondata. Ci fu così la revisione del processo e la scarcerazione di Hassan.

Le indagini sono proseguite, ma si parla di archiviazione del processo… ma ora parliamo di Ilaria.

Una laurea in lingue e letteratura araba, conseguita con il massimo dei voti presso l’Istituto di Lingue orientali dell’Università La Sapienza di Roma, è stata il suo passaporto verso il Medio Oriente. Le sue corrispondenze dal Cairo per “Paese Sera” raccontavano l’Egitto, non solo dal punto di vista economico e politico, ma anche culturale.

Dalla metà degli anni ’80 aveva iniziato le prime collaborazioni per “Paese Sera”, “L’Unità”, “Rinascita”, “Noi Donne”, poi, nel1990 aveva vinto il concorso per i giornalisti Rai. Dalla redazione Esteri del Tg3 è stata inviata a Parigi, Belgrado, in Marocco e per sette volte in Somalia, dal dicembre 1992 al marzo 1994.

Inviata per documentare la missione di pace dell’esercito italiano nell’ambito di Restore Hope, capì che il suo scopo non era stare ad ascoltare le conferenze stampa dei generali, ma fare giornalismo d’inchiesta.

Le sue ricerche la portarono a indagare sulla strada tra Garoe e Bosaso, che attraversava il nulla , una strada apparentemente inutile, ma ottima per seppellire i bidoni di rifiuti tossici. Nel porto di Bolsaso (anonimo villaggio di pescatori del Nord della Somalia), dove Ilaria si recò parecchie volte, avvenivano movimenti molto sospetti.

Navi pirata etichettate come navi da pesca misteriosamente affondate con un carico sospetto a bordo. Ilaria Alpi intervistando i signori della guerra, sultani, uomini dei servizi segreti, forse era arrivata alla verità… aveva scoperto che parte delle armi somale andavano in Jugoslavia per alimentare un altro conflitto.

Stava preparando un servizio con clamorose ammissioni del sultano di Bosaso, ne aveva parlato con il direttore del TG3 Flavio Fusi, quando una misteriosa telefonata le fece lasciare in fretta, assieme a Miran, l’hotel Sahafi, per raggiungere l’Hotel Hamana.

Ilaria non riuscì a trasmettere quel servizio per il TG3 delle 14,20. Invece, andò in onda un’edizione speciale del Tg per annunciare in Italia la morte dei due giornalisti: “Flavio Fusi entrò piangendo nelle case degli italiani (…) Annunciando la morte della collega”.

I genitori, Luciana Riccardi e Giorgio (lui scomparso nel 2010, lei nel 2018) hanno combattuto in questi anni per arrivare alla verità e alla giustizia sulla morte della loro unica figlia. “Non credo più nella giustizia di questo paese”, aveva affermato la madre Luciana.

Nell’ottobre 2008 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito loro la Medaglia d’oro al Merito civile ( molto consueta nel nostro paese!). Nel nome di Ilaria Alpi sono fiorite tante iniziative legate al giornalismo e alla solidarietà.

Ilaria Alpi era una giovane donna forte e determinata, coraggiosa ma non aggressiva. Faceva il suo lavoro di giornalista con serietà professionale, amore e senza mai tirarsi indietro.

                              ilaria alpi e miran hrovatin.

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