Le sorelle Field di Dorothy Whipple

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                                                      andrea kowch

Di sorellanza ha molto parlato il movimento femminista, nel senso della solidarietà tra donne, per aiutarsi concretamente e affermare, insieme, con più forza, i propri diritti  superando le disparità di genere. I percorsi della sorellanza, sebbene funestati da ripensamenti e inevitabili competizioni, sono ancora attivi e forniscono tuttora elementi per riflettere, essendo probabilmente l’eredità più utile e vivace degli anni Settanta del secolo scorso. Ma il rapporto tra sorelle, unite dal vincolo famigliare, non è meno ricco di implicazioni. Pensiamo alle sorelle celebri della letteratura, le Austen, le Brontȅ, le Woolf, le De Beauvoir e quelle che abbiamo incontrato nei loro libri, come le sorelle March, che una certa critica, ormai superata, identifica pari pari con le Alcott.

Nel romanzo  Le sorelle Field, di Dorothy Whipple, per la prima volta tradotto in italiano da Simona Garavelli, troviamo Lucy, Charlotte e Vera, orfane di madre, con tre fratelli alquanto scapestrati. Pubblicato nel 1943, ma ambientato alla fine degli anni Trenta del Novecento, sorprende per l’attualità dei temi e la scrittura fluida eppure puntuale, il tocco lieve e profondo insieme con cui vengono tratteggiate le protagoniste. La narrazione trascura quasi subito i fratelli, emigrati in Canada o rimasti a Londra, del tutto ininfluenti nella storia e si occupa invece delle sorelle che, con caratteri e temperamenti diversi, approdano a matrimoni altrettanto diversi.  L’abbiamo imparato nei romanzi di Jane Austen e misurato sulla nostra pelle, fino alla metà del secolo scorso, che le donne non potevano sottrarsi al destino di mogli, pena l’invisibilità sociale e la precarietà economica, quindi anche le Field scelgono la loro strada nella vita sulla base delle pressioni ambientali e dell’educazione ricevuta.

Dorothy Whipple, quando rimproverata perché ai suoi romanzi mancava intreccio o lieto fine,  usava dire che non scriveva libri di trama, ma di personaggi e questo romanzo rivela la sua complessità proprio nella definizione dei caratteri delle sorelle e nelle loro  scelte, prospettando anche il tema, tristemente attuale, della violenza psicologica nel matrimonio. Quella lama sottile che taglia di netto l’autostima e fa vacillare la sicurezza, nutrendosi di ambiguità tra il fuori-società e il dentro-famiglia, così da rendere poco fattibile la ribellione a un marito autoritario.

È Charlotte, tra le sorelle Field, la più fragile e vessata, incapace di decodificare i segni del potere nella condotta manipolatoria del marito, tesa ad annullare la sua volontà e a rubarle l’affetto dei figli.  Non sembri strana la sua parabola di autodistruzione perché i meccanismi della violenza psicologica sono, ancora oggi, sovente invisibili agli occhi estranei e, spesso, difficilmente riconosciuti dalle stesse vittime.

Vera è invece la sorella più frivola, completamente votata al tentativo di preservare il dono della bellezza ricevuta, però anche lei fa i conti con la realtà degli affetti, quelli trascurati e quelli rincorsi e paga il conto che puntualmente arriva. È la maggiore, Lucy, a ricoprire il ruolo di saggia, di conforto e supporto in ogni situazione.  Si afferma come la figura solida, disposta a vegliare sempre sulle sorelle minori, con un’opera di maternage fin dalla loro adolescenza, poi nei  matrimoni, seguendole con uno sguardo attento e preoccupato,  pronta ad aiutarle in presenza e a distanza.

Quindi romanzo di famiglia, affetti, legami e, purtroppo, soprusi. Si può leggere abbandonandosi alla scrittura apparentemente semplice che fa di questo libro, come degli altri di Whipple, un autentico page-turner, ma si può anche operare una lettura più profonda, confrontandosi con l’attualità del tema centrale e scoprendo quanta strada sia ancora da compiere perché le donne si affranchino dalle forme più nascoste e subdole di violenza.

 

Note sull’autrice

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Dorothy Whipple (1893 – 1966) fu una scrittrice molto amata e letta in Gran Bretagna nel periodo tra le due guerre, poi cadde nel dimenticatoio. Da Le sorelle Field (They Were Sisters),  pubblicato dopo l’enorme successo di The Priory  e di They Knew Mr. Knight, fu tratto il film omonimo di Arthur Crabtree nel 1945, che vide l’attore James Mason nel ruolo del marito prepotente e odioso. L’auspicio è che tutta l’opera di questa autrice inglese sia resa nota al pubblico italiano perché presenta ritratti di donne che imparano dai loro errori, oppure vi si incaponiscono, praticano il perdono senza perdere dignità, si mettono dolorosamente in gioco in un periodo storico che le scoraggiava a farlo, senza una posizione critica di genere, senza rivendicazione pugnante di diritti e senza risentimento nei confronti degli uomini. Gli stessi motivi per cui  Whipple fu ignorata dal movimento femminista, potrebbero oggi farla riscoprire per un confronto disteso fra uomini e donne, in vista di un futuro più paritario.

cover

Dorothy Whipple, Le sorelle Field- Astoria 2019.

traduzione Simona Garavelli

 

 

 

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