Tina Anselmi, staffetta Gabriella, ci parla ancora!

Nel libro ‘La Gabriella in bicicletta (ed Manni) la testimonianza viva di una ‘Madre della Repubblica’

“La scoperta più grande fatta in quei mesi di lotta durante la guerra è stata l’importanza della partecipazione: per cambiare il mondo bisognava esserci. Questo è stato il motivo che mi ha fatto abbracciare l’impegno politico: la convinzione che esserci è una parte costitutiva della democrazia, senza partecipazione non c’è democrazia e il paese potrebbe andare nuovamente allo sbando. Ecco il motivo per cui non dobbiamo tradire la Resistenza, dobbiamo conoscerla e non tradire i valori su cui si è fondata questa pagina della nostra storia e dobbiamo essere presenti come lo eravamo ieri”. Così Tina Anselmi in un immaginario dialogo spiega alla nipotina il senso e le ragioni dei e delle giovani che scelsero di combattere contro il nazifascismo. L’agile libretto edito da Manni nel marzo 2019 conferma tutta la validità di uno stile divulgativo che tiene insieme l’accuratezza delle informazioni e la profondità dei contenuti. In ‘La Gabriella in bicicletta. La mia Resistenza raccontata ai ragazzi’ le parole di Tina Anselmi sono chiare e dirette, perfette per spiegare le ragioni della coraggiosa scelta dei giovani di allora ai giovani di oggi. “Era necessario prima sconfiggere i tedeschi e i fascisti i quali erano padroni della nostra patria, dei nostri paesi e delle nostre campagne, e sino a quando non ce ne fossimo liberati non avremmo avuto quella pace che era condizione anche per la libertà e la vita democratica. Questo mi portò a diventare partigiana”.  Tutto inizia con un episodio drammatico. Il 26 settembre 1944, nel pieno dell’occupazione nazista, a Bassano del Grappa i tedeschi impiccano 43 giovani partigiani nella piazza del paese; tra questi c’è il fratello di una compagna di classe della giovane Tina. Ha 17 anni e ama la scuola, ma la sua ambizione di diplomarsi e continuare gli studi non le impedisce di fare anche l’altra scelta, che la accompagnerà per tutta la vita: la politica. Diventa staffetta partigiana, un’attività clandestina che persino la sua famiglia ignora: la scoprirà solo alla fine della guerra. Il suo nome di battaglia è “Gabriella” e in bicicletta per molti mesi percorre un centinaio di chilometri al giorno mantenendo i collegamenti tra le formazioni partigiane, trasportando stampa clandestina, armi, messaggi.Tina racconta delle imprese che erano la normalità, i rischi che correva, l’aiuto che riceveva; e racconta cos’è accaduto in Italia in quegli anni, quali fossero le speranze, le idee, le vicende personali e collettive della Resistenza, con semplicità, immediatezza e profondità che riescono a rendere la complessità della Storia. Il libro è corredato di una piccola raccolta di fotografie che raffigurano partigiani e staffette in marcia, nelle pause sui monti o durante gli ingressi festosi nelle città liberate.
Utilissime le sintetiche schede storiche che spiegano l’organizzazione del fascismo e delle organizzazioni giovanili fasciste, le leggi razziali, la censura, la Repubblica di Salò e la Resistenza. Un capitolo è dedicato alle donne nella Resistenza, “che fu uno degli elementi più vitali della guerra di Liberazione”, donne che “inizialmente portavano assieme agli aiuti in viveri e indumenti le notizie da casa e le informazioni sui movimenti del nemico”, un lavoro che viene organizzato arrivando ad far parte di ogni distaccamento, che “creò le proprie staffette che si specializzarono a fare la spola tra i centri abitati e i comandi delle unità partigiane”.  In un capitolo è riportata la testimonianza di Marisa Ombra, staffetta nelle Langhe, tratta dagli atti di un convegno della Uil (Le donne e la Resistenza, Roma, aprile 2007, a cura di Maria Grazia Brinchi e Loredana Ruggini).
Alcune lettere di condannati a morte della Resistenza chiudono il libro con parole che scolpiscono nell’animo di chi legge il senso profondo del prezzo che quelle donne e quegli uomini hanno pagato per conquistare la libertà.
Con questo spirito Laura Boldrini nell’introduzione definisce Tina Anselmi “madre della nostra Repubblica“ sottolineando come “gli ideali della resistenza l’abbiano accompagnata e guidata per tutta la vita”.

Biografia breve
Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927 in una famiglia cattolica, con un padre socialista e perseguitato dai fascisti. Tina frequenta il ginnasio e l’Istituto magistrale e diventa staffetta partigiana della brigata Cesare Battisti, passando poi al Comando regionale Veneto del Corpo Volontari della Libertà; contemporaneamente è militante dell’Azione Cattolica e apre una biblioteca ambulante che fornisce libri alle operaie che lavorano in fabbrica al posto dei mariti, impegnati al fronte. Dopo la guerra si laurea in lettere all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed è insegnante elementare, entra nella Cgil e quindi nella Cisl come dirigente sindacale. aderisce alla Democrazia Cristiana e ha incarichi nazionali. Varie volte è Sottosegretaria al Lavoro ed è la prima Ministra della Repubblica al Dicastero del Lavoro e alla Previdenza Sociale nel 1976 e successivamente è stata Ministra alla Sanità. È stata Presidente della Commissione di inchiesta sulla P2, contro le infiltrazioni dei poteri occulti nelle istituzioni e Presidente della Commissione nazionale per le Pari Opportunità. Da Ministra ha promosso la legge sulla parità di trattamento di uomini e donne in materia di lavoro e l’istituzione del servizio sanitario nazionale pubblico universale, ha poi sostenuto la Riforma del Diritto di Famiglia. Muore il 1 novembre 2016 a Castelfranco Veneto.

Fonte: Noidonne.it

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