Il Lavoro, i diritti, le donne e il Primo Maggio, anche se in ritardo. Restano i problemi!

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Una ricorrenza con poca aria di festa e tanta voglia di rivendicazione per il lavoro, per i diritti, per la sicurezza e per la parità di genere.

Il Primo Maggio non dovrebbe essere semplicemente simbolo del nulla… Lavoratori e lavoratrici andrebbero celebrati ogni giorno! Il Primo Maggio nacque per ricordare le battaglie operaie per il miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei lavoratori.

Ebbe origine negli Stati Uniti, dopo la rivolta di Haymarket a Chicago, e fu portata in Europa dalla Seconda Internazionale nel 1889 per essere poi istituita come festa permanente nel 1891.

Inizialmente le lotte operaie erano incentrate sulla regolamentazione dell’orario lavorativo – per portarlo a otto ore giornaliere – e sul miglioramento delle condizioni economiche delle masse operaie. Convivevano nella giornata del Primo Maggio due anime: quella della festa e quello della lotta operaia e sindacale. Da allora non sono mai mancate le celebrazioni, eccetto durante il ventennio fascista, nonostante le spaccature dei sindacati e i tristi fatti di Portella della Ginestra (1947).

Cosa rimane, oggi, di questa   festa dei lavoratori?.. Il tradizionale concerto rock, a Roma, in Piazza San Giovanni, raduno per giovani e simbolo dell’anima festivaliera del Primo Maggio!

Anni di lotte sindacali non sono bastati, nonostante le tante e importanti conquiste da parte delle donne.  a cancellare le differenze di genere. Basti pensare ad Antigone, a Giovanna D’Arco, alle Suffragette, alle componenti del movimento “Se non ora quando” etc. sono solo alcuni degli esempi possibili da portare in materia di rivendicazione di diritti. In un giorno in cui la retorica di Stato e le logiche di Partiti e Movimenti spingono ad impalmarsi di meriti per il lavoro svolto negli ultimi anni, diventato sempre più radi coloro che volgono sguardo e attenzione alle condizioni e ai disagi che meriterebbero invece, riflessioni serie e profonde.

Riflessioni che dovrebbero convogliare le forze di governo a creare occupazione durante tutti i 364 giorni l’anno, affinché la festa del Primo Maggio non sia un semplice simbolo del nulla. E non è un caso se in questi giorni sentiremo parlare, come ogni anno e per l’ennesima volta, di occupazione e di disoccupazione, di qualità e di sicurezza del lavoro, di diritti e di precarietà. Ma sarebbe anche ora che si parlasse di “donne e lavoro”.

Partendo dai numeri, secondo i dati del “Global Gender Gap Report”del 2017, le donne italiane occupate sono ancora poche e ancor meno quelle che occupano posizioni di rilievo e con una minore retribuzione rispetto agli uomini.

Le donne manager sono solitamente “single” e senza figli perché possono dare una maggiore disponibilità a lavorare oltre l’orario d’ufficio, nei week-end e a viaggiare, restando anche più giorni fuori casa. Fare figli diventa, così, un elemento penalizzante se non addirittura una colpa. Le donne, invece, dovrebbero essere riconosciute e considerate come una ricchezza per il nostro Paese, al pari o forse più degli uomini, perché   più organizzate, più resistenti allo stress,  visto che riescono a gestire lavoro e famiglia contemporaneamente.

In Italia un terzo delle donne lascia il lavoro dopo il primo figlio per mancanza di flessibilità negli orari e difficoltà nell’accudire il bambino per carenza di nidi pubblici e di una rete familiare alle spalle. Spesso sacrifica il proprio stipendio per i primi tre anni di vita del figlio per un nido privato che le consenta di conservare il posto di lavoro. Eppure anche in Italia c’è una legge che fornisce un sostegno concreto per le famiglie e le mamme-lavoratrici: è la Legge 53 del 2000 che all’articolo 9 prevede agevolazioni alle aziende che concedono il part-time alle donne e stanzia finanziamenti a fondo perduto per il sostegno alla maternità.

Certo, non siamo ai livelli della Norvegia, dove i congedi di maternità sono di 56 settimane e i congedi (obbligatori) per paternità di 10, ma già sfruttare la legislazione esistente aiuterebbe le donne a lavorare serenamente e ridurrebbe la discriminazione sul lavoro.

Sono sempre di più i casi in cui durante un colloquio di lavoro viene chiesto alla donna se ha relazioni serie e se ha intenzione di avere bambini, o casi di mobbing che portano alle dimissioni di neo-mamme rientrate a lavoro dopo la maternità. Infine l’articolo 37 della nostra Costituzione recita: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale, adeguata protezione”.

Ora, se il Primo Maggio è festa per pochi, di certo le donne hanno, al momento, ancora meno motivi per festeggiare e molti per rivendicare… soprattutto per raggiungere la parità e lottare per vedere realizzati i propri diritti e riconosciute le proprie competenze e le proprie professionalità.

@pc