Margaret Fuller: un modello di vita libera e di coerenza con i propri ideali!

“Molte donne riflettono personalmente su ciò di cui hanno bisogno e che non hanno, e su ciò che possono avere quando scoprono di averne bisogno. Ma non verranno prese misure in loro favore  finché i loro desideri non saranno rappresentati pubblicamente dalle donne stesse”.

Così scriveva Margaret Fuller nel 1843 in The Great Lawsuit. Di questa straordinaria intellettuale  femminista americana conosciamo  forse più la vita avventurosa e il contributo dato alla Repubblica Romana del ’48, che il suo pensiero politico a favore della causa femminile.

Oggi dobbiamo ad una piccola casa editrice, l’Ortica,  la prima pubblicazione in lingua italiana del testo fondamentale per conoscere il pensiero di Margaret Fuller, The Great Lawsuit: Man versus Men, Woman versus women. Il testo venne pubblicato nel 1843 sulla rivista The Dial,, e due anni dopo ampliato e pubblicato con il titolo Woman in the nineteenth century; considerato  il primo testo femminista americano, fu posto a base della storica Convention per i diritti delle donne che si tenne a Seneca Falls nel 1848.

In The Great Lawsuit (La Grande Causa), Fuller trasferisce tutta la propria passione per la causa femminile, unita alla profonda cultura classica e contemporanea. Del mondo femminile conosceva per esperienza i canoni, gli inciampi e le potenzialità; la cultura era maturata negli anni della giovinezza sotto la supervisione del padre, che aveva deciso di istruire quella primogenita così dotata impartendole la stessa educazione che avrebbe riservato a un maschio; negli anni di Boston  le teorie filosofiche del movimento Trascendentalista avevano infuso alla sua formazione una capacità profetica che rendeva affascinanti e affollate le sue famose Conversazioni per signore,  che teneva a pagamento nella libreria della signora Peabody.

Prima di lei mai nessuna si era espressa con parole così appassionate che incitavano le donne a prendere nelle mani il proprio destino, ispirandosi agli esempi di donne forti e illustri del passato e della mitologia, e attingendo dalle parole delle scrittrici, “che sono in crescita costante. Hanno preso possesso di tanti campi per i quali gli uomini le avevano dichiarate inadatte”.  Sarà necessario però che alla ragazze venga impartita un’istruzione adeguata, da parte di donne che conoscono i reali bisogni del loro sesso, e non finalizzata a farne delle buone mogli, “poiché un essere di natura infinita non può essere valutato esclusivamente in base ad un’unica relazione, qualunque essa sia”. Fuller anticipa concetti di grande modernità, quando parla della fecondità, della solitudine femminile: non dovranno aspettare che la libertà venga loro concessa dagli uomini, ma piuttosto “ritirarsi in se stesse, ed esplorare le fondamenta dell’esistenza, finché non troveranno il loro segreto originale”. 

Non dovranno temere una vita di solitudine, anzi, guardare alla solitudine come all’opportunità di trovare la propria posizione nel mondo, quella che  davvero desiderano per sé, e non quella che altri hanno deciso per loro, senza essere “disturbate dalla pressione dei legami prossimi […].  La donna centrata su se stessa non verrebbe mai assorbita da nessuna relazione, perché ogni relazione non sarebbe altro che un’esperienza”. 

Ma al di là delle parole saranno utili gli esempi di donne illustri,  come Mary Wollstonecraft e George Sand, modelli di vita libera e coerente con i propri ideali, sostiene, senza sapere che anche la sua vita diventerà modello per tante donne in cerca della libertà, come disse di lei Elisabeth Cady Stanton a Seneca Falls.

Oggi finalmente la voce potente di questa intellettuale e pioniera ci viene restituita, anche grazie alla traduzione  del suo libro in lingua italiana.  Il titolo é “L’uomo contro gli uomini, La donna contro le donne. La grande causa.”  che ricostruisce la storia di una vita breve, ma intensa e affascinante, che condensò in soli quarant’anni esperienze capaci di illuminare generazioni di donne a venire.

 

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