Donne e politica… perché è così difficile parteciparvi!

“La crescente influenza delle donne é l’unica cosa rassicurante nella nostra vita politica”.  (Oscar Wilde)

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Così diceva Oscar Wilde a proposito delle donne e del loro contributo nella vita politica… non sono una fan di Wilde, ma certe sue frasi sono memorabili. E partendo da questa frase mi piace esprimere in questo articolo il mio pensiero su un argomento abbastanza dibattuto in questi ultimi tempi cercando di spiegare come mai l’universo femminile e quello politico non sempre s’incontrino.
Certamente viviamo una situazione palesemente contraddittoria… le donne oramai manifestano nella società un’identità adulta: sono cresciute, studiano, lavorano,
esprimono competenze, sanno scegliere e decidere, si appassionano e si impegnano su molteplici fronti, dalle associazioni, ai movimenti di pensiero, dal mondo della cultura, a quello dell’arte e a molto ancora.
 Eppure, malgrado ciò, fanno fatica a farsi notare – salvo per singole personalità che proprio con la loro presenza evidenziano l’eccezione – sulla scena della politica; avviene così che si lascino rappresentare con uno sguardo maschile, che sembra abbiano fatto proprio, se non addirittura introiettato… attente a piacere, piuttosto che a essere gradevoli, soddisfatte e realizzate non per le proprie capacità, quanto per effetto riflesso degli uomini che le hanno scelte, con il culto di una bellezza stereotipata dimenticando i pregi dell’autenticità del vuoto di relazioni autentiche e profonde, in questa “monotonia” di temi che si fa sordità, io noto uno dei motivi alla base dell’estraneità delle donne alla politica.
 Peraltro scorgo una profonda difficoltà della politica nostrana a rappresentare e dare prospettive autentiche al germogliare di nuove identità sociali. Una politica dove sembra sia scomparso il senso della “polis”, inteso come spazio comune dove si confrontano e si costruiscono strategie per il futuro.
Si assiste, invece, quotidianamente a un imbarbarimento della dialettica, dove i “barbari” sono gli estranei alla “polis”, coloro che non ne comprendono il linguaggio e che si alimenta della dialettica tra le posizioni. La politica non sa più parlare, perchè le sue parole – spesso “urlate” per coprirne la vacuità – non sanno palesare i bisogni profondi, non sanno esprimere le preoccupazioni più autentiche dei cittadini, alimentare il discorso e il confronto, e quindi nemmeno dare corpo ad eventuali possibili speranze. Soprattutto non riescono a far intravedere una prospettiva di futuro per la quale mobilitare le energie.
La rigenerazione della politica potrebbe passare anche per l’autonoma capacità delle donne di usare parole di “senso”, a partire dalla concretezza della propria condizione, parole che sappiano esprimere la propria identità e le proprie aspirazioni e al tempo stesso prefigurare le proposte di cambiamento possibili. D’altra parte il fatto che ci siano così poche donne nei luoghi che contano è una delle ragioni che non fanno esprimere qualità e competenze femminili, di cui tanto i nostri tempi e la poltica necessiterebbero.
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Ma di quali competenze e qualità la politica oggi, necessita. Senza dubbio…
– Dell‘ascolto, non un generico prestare orecchio, ma farsi toccare dalle richieste dell’altro in maniera autentica, alla ricerca di una risposta che risuoni confacente
– Dell’accoglienza, non formale accettazione, ma l’aprirsi, al fare spazio perché  possa stabilirsi quello che arriva da fuori, così che possa “contagiarci” e dare origine al nuovo;
– Della cura, ovverosia l’ attenzione scrupolosa, rispettosa e amorosa al crescere e al rafforzarsi dell’altro;
– Della creatività, intesa come la straordinaria capacità generativa che a partire dal sé, attraverso l’incontro prolifico con l’altro, dia il nuovo e alimenti il cambiamento e il divenire.
E’ di ciò che ha bisogno la politica perchè cittadini e cittadine, originari e nuovi arrivati, possano comunicare tra di loro; la polis è oggi aperta, i ritmi sono veloci e i cambiamenti continui, proprio per questo il “discorso politico” necessita di una grande capacità ricettiva, unita alla costante cura delle relazioni… In questo spazio della poltica, mutevole e dinamico, sempre più complesso, il contributo delle donne potrebbe essere in grado di
ri -fondarla e insieme ri- generarla.
 Si assiste, ahimé, a un processo inverso. Da qui nasce con urgenza la domanda: “Perché la straordinaria potenza delle donne non si fa potere?”
Non ho la risposta…
 Però per me é diventata una domanda assillante che ripropongo un po’ in giro, alla ricerca di risposte possibili, di risposte plurali da parte di donne e uomini, che non rinunciano a interrogarsi, a dialogare, a coltivare la speranza. Una domanda che apre una riflessione tenace sul potere, che sottende ogni ragionamento sulla politica.
Quale potere?
Tante forme di potere… quello che ha che vedere con l’agire, che le donne amano perché rimanda alla concretezza delle risposte da dare, all’espressione della creatività, all’impegno per vedere e comprendere meglio l’ambiente circostante.
 Quello che scaturisce dall’energia che si può sprigionare grazie alla capacità di mettere in relazione e far reagire persone diverse, orientandola verso traguardi condivisi.
 Quello che sorge dalla posizione che si ricopre e dalla responsabilità del ruolo!
E’ quest’ultima, a mio avviso, una forma di potere che è più estranea a noi donne, dalla
 quale vorremmo rifuggire, temendo la solitudine connessa all’esercizio del potere e il rischio che, assumendolo fino in fondo, potremmo trasformarci e perdere il nostro femminile.
Nella nostra difficile relazione con la politica, non possiamo schivare questa assunzione colma di responsabilità, anche se dobbiamo cercare forme nuove per esercitarla, trovando la voce per manifestare il nostro disagio e le nostre difficoltà costruendo forme di relazione che favoriscano la condivisione rendendo così più gioioso il gioco dei poteri.
 Io penso che potremo essere una straordinaria risorsa per la politica in una società come quella attuale se saremo centrate sulla nostra più autentica fiducia, responsabili verso noi stesse e verso gli altri, aperte al nuovo e al domani.
Non dimentichiamo, poi, che questa nostra società caratterizzata dall’incertezza e dalla precarietà, ha bisogno di presenze femminili che abbiano appreso di stare nel flusso della vita, riprogettando di continuo il proprio modo di essere, vivendo il cambiamento come momento di crescita, re-inventando l’esistenza e aprendo così nuove prospettive di speranza.

 

 

 

 

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